Zes Unica

Addio alla zes unica? L’emendamento al cosiddetto Decreto Terra dei Fuochi, attualmente all’esame del Senato, sta sollevando polemiche nel mondo imprenditoriale. Il provvedimento prevede l’istituzione di un Dipartimento per il Sud che, tra le altre funzioni, assorbirebbe le competenze oggi affidate alla struttura di missione della Zes Unica.

Un’ipotesi che preoccupa Emilio De Vizia, presidente di Confindustria Campania, e Costanzo Jannotti Pecci, presidente dell’Unione Industriali di Napoli, i quali parlano apertamente di scelta incomprensibile.

Secondo i due rappresentanti del mondo industriale, la Zes Unica – creata nel 2024 con l’accorpamento delle otto Zone Economiche Speciali del Mezzogiorno – ha già dato prova di efficacia. In appena dodici mesi, sono stati autorizzati circa 500 investimenti per un valore di 2,8 miliardi di euro, con la conseguente creazione di 9.816 posti di lavoro. Un risultato che, a loro avviso, conferma la bontà del modello voluto dall’allora ministro Raffaele Fitto: una cabina di regia centrale, snella, con uno sportello unico in grado di accelerare le autorizzazioni e di garantire i benefici fiscali connessi.

Da qui la domanda: perché sopprimere un modello che funziona per sostituirlo con una nuova struttura burocratica ministeriale, articolata in due uffici dirigenziali generali e cinque non generali? Per De Vizia e Jannotti Pecci sarebbe stato sufficiente rendere stabile la Zes unica eliminandone il carattere “temporaneo”, senza avviare una riforma che rischia di bloccare i processi in corso.

Gli industriali rilanciano invece un’altra agenda di priorità: accelerare le infrastrutture ferroviarie e stradali, favorire l’integrazione tra centri urbani e aree interne, investire in poli di innovazione tecnologica, rafforzare la formazione per contrastare la migrazione giovanile. Interventi concreti, spiegano, per trasformare i segnali positivi già registrati in un vero rilancio del Mezzogiorno.

Il timore, concludono, è che lo smantellamento della Zes unica finisca per rallentare il percorso avviato, indebolendo uno degli strumenti che più chiaramente ha dimostrato capacità di attrarre investimenti nel Sud.


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