Sciopero Ex Ilva Taranto e Genova

La morte di Loris Costantino, operaio di 36 anni impiegato per una ditta dell’indotto nello stabilimento ex Ilva di Taranto, riporta al centro del dibattito politico e industriale il nodo irrisolto della sicurezza e della governance del più grande polo siderurgico italiano. L’uomo lavorava per la Gea Power quando, secondo le prime ricostruzioni, è precipitato da un piano di calpestio nel reparto Agglomerato, compiendo un volo di circa dieci metri. Trasportato d’urgenza all’ospedale Santissima Annunziata, è deceduto poco dopo per le gravi lesioni riportate.

La dinamica dell’incidente è ora al vaglio degli inquirenti e degli ispettori dello Spesal, mentre nello stabilimento si sono recati anche i vigili del fuoco. Ma il contesto in cui si inserisce l’ennesimo infortunio mortale è già politicamente esplosivo: si tratta del secondo decesso in poche settimane, dopo quello di Claudio Salamida avvenuto a gennaio in circostanze analoghe. Due episodi ravvicinati che alimentano interrogativi sulla manutenzione degli impianti e sull’efficacia dei controlli interni.

Le segreterie nazionali di Fim, Fiom e Uilm hanno proclamato 24 ore di sciopero per tutti i lavoratori diretti e dell’appalto, denunciando una situazione di “pericolosità strutturale” più volte segnalata senza risposte ritenute adeguate. Nel loro intervento, le organizzazioni sindacali parlano di gestione inefficace e chiedono il superamento della fase commissariale, con un assetto proprietario in cui lo Stato assuma una posizione di maggioranza e di controllo operativo. Una richiesta che riapre il confronto sul futuro di Acciaierie d’Italia e sul ruolo pubblico nella siderurgia strategica nazionale.

Anche sul piano politico le reazioni sono immediate. La senatrice di Italia Viva Annamaria Furlan sollecita un cambio di passo e l’elaborazione di un piano industriale credibile, chiamando in causa il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, già al centro delle interlocuzioni sulla vertenza. Le segreterie territoriali di Cgil e Uil chiedono al governo di certificare in modo trasparente le condizioni di sicurezza dello stabilimento, mentre dalla Fiom il segretario generale Michele De Palma parla di responsabilità da assumere senza ulteriori rinvii.

Il tema della sicurezza sul lavoro, tuttavia, travalica i confini tarantini. L’Anmil richiama l’attenzione su una sequenza ravvicinata di incidenti mortali in diverse regioni italiane, parlando di una vera e propria emergenza nazionale. Dal Vicentino alla Sicilia, passando per Campania e Liguria, si moltiplicano gli episodi che riaccendono il dibattito sulla prevenzione e sugli investimenti in manutenzione, formazione e vigilanza.

Nel caso specifico dell’ex Ilva, la questione si intreccia con la decisione del Tribunale civile di Milano che ha disposto la sospensione dell’attività dell’area a caldo a partire dal 24 agosto, salvo impugnazioni. Un provvedimento motivato dai rischi per la salute pubblica denunciati dai residenti, che aggiunge un ulteriore elemento di incertezza su produzione, occupazione e filiera industriale. Il futuro del sito tarantino resta sospeso tra esigenze ambientali, sostenibilità economica e tutela dei livelli occupazionali.

La giornata di lutto ha avuto anche ricadute simboliche sulla città. È stato annullato l’evento “Look of the Games” dei XX Giochi del Mediterraneo Taranto 2026, previsto al Castello Aragonese, su decisione condivisa dal ministro per lo Sport Andrea Abodi e dal comitato organizzatore, in segno di rispetto per la vittima.

La convocazione a Palazzo Chigi prevista nei prossimi giorni assume così un valore cruciale. Non si tratta solo di discutere di piani industriali o di equilibri proprietari, ma di affrontare una questione che tocca il cuore della politica industriale italiana: come garantire continuità produttiva e competitività senza sacrificare sicurezza e dignità del lavoro. La siderurgia resta un settore strategico per l’economia nazionale, ma la sua sostenibilità – ambientale e sociale – è ormai il banco di prova della credibilità delle istituzioni.

La morte di Loris Costantino riapre dunque una ferita profonda in una città già segnata da anni di tensioni tra lavoro e salute. E costringe governo, azienda e parti sociali a misurarsi con un’urgenza non più rinviabile: trasformare le promesse in interventi strutturali, prima che l’emergenza diventi normalità.


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