Nel sistema degli appalti pubblici esiste una linea di confine che non può essere superata: quella tra chiarimento e modifica della lex specialis. È una distinzione fondamentale, perché riguarda la par condicio tra gli operatori economici e la certezza delle regole che governano ogni procedura di gara. Lo ha ribadito l’Autorità Nazionale Anticorruzione (Anac) con il parere di precontenzioso n. 270 del 7 luglio 2026, intervenendo sulla procedura aperta telematica indetta dal Comune di Maddaloni per l’affidamento del servizio di portierato, del valore di 1.078.827 euro.
Secondo l’Autorità, la stazione appaltante ha oltrepassato il perimetro del chiarimento consentito, incidendo sull’essenza stessa dei requisiti di partecipazione. Il disciplinare prevedeva un requisito tecnico chiaro: aver svolto almeno un servizio analogo nell’ultimo triennio presso enti locali con popolazione superiore ai 30.000 abitanti. Nei chiarimenti pubblicati successivamente, però, il Comune ha ampliato la durata utile per la comprova del requisito, portandola da tre a dieci anni, e ha aggiunto un nuovo parametro: l’importo complessivo dei servizi analoghi doveva essere pari o superiore al valore della concessione.
Per Anac, questa operazione non è un chiarimento, ma una rettifica sostanziale della lex specialis. Una modifica non consentita, perché altera la platea dei potenziali concorrenti e incide sul legittimo affidamento degli operatori che avevano calibrato la propria partecipazione sulla base del disciplinare originario. La giurisprudenza è chiara: i chiarimenti possono spiegare, ma non possono integrare o modificare i requisiti di gara.
L’Autorità sottolinea che la condotta del Comune non è conforme alla normativa di settore. La stazione appaltante avrebbe dovuto procedere alla modifica formale degli atti, pubblicandola con le stesse modalità del bando e riaprendo i termini per la presentazione delle offerte. Solo così sarebbe stato garantito l’accesso alla procedura a tutti gli operatori in possesso dei requisiti, evitando discriminazioni e assicurando la piena trasparenza del processo.
Anac ordina quindi la sospensione della procedura, la modifica della legge di gara e la sua ripubblicazione, con contestuale riapertura dei termini. Una decisione che richiama i principi cardine del nuovo Codice dei contratti pubblici: buona fede, legittimo affidamento, parità di trattamento e trasparenza.
Il caso Maddaloni diventa così un monito per tutte le stazioni appaltanti: la gestione dei chiarimenti non è un terreno neutro, ma un ambito delicato che richiede rigore, perché ogni deviazione può compromettere la correttezza della selezione pubblica e la fiducia degli operatori nel sistema degli appalti.
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