L’Europa deve riportare la manifattura al centro della propria strategia economica, puntando a farla tornare almeno al 20% del PIL entro il 2035. È il messaggio che Cristian Camisa, presidente di Confapi, ha portato al Parlamento Europeo di Bruxelles durante l’audizione dedicata all’Industrial Accelerator Act, il nuovo quadro normativo con cui l’Ue punta a rilanciare competitività, innovazione e autonomia strategica.
Camisa ha definito l’obiettivo “ambizioso e necessario”, ma ha invitato l’Europa a confrontarsi con la realtà. I rapporti Draghi e Letta hanno evidenziato un quadro inequivocabile: l’Unione soffre di un divario strutturale di competitività rispetto ai principali concorrenti globali. I costi energetici restano tra i più alti al mondo, i mercati dei capitali sono frammentati e i processi decisionali continuano a essere rallentati da una burocrazia complessa e da rinvii continui.
Il declino della manifattura europea è un dato che preoccupa: dal 17,4% del PIL nel 2000 è scesa al 14,3% nel 2024, una tendenza che secondo Camisa rappresenta “una minaccia diretta alla nostra sovranità e sicurezza economica”. In questo scenario, il ruolo delle PMI, che costituiscono il 99% del tessuto imprenditoriale europeo, è cruciale. Eppure, nella proposta dell’Industrial Accelerator Act, le piccole e medie imprese vengono citate appena tre volte. “Se l’IAA fallisce con le PMI manifatturiere, fallisce l’intera Europa”, ha ammonito Camisa.
Il presidente di Confapi ha poi messo a confronto la lentezza europea con la rapidità d’azione dei concorrenti globali. Gli Stati Uniti hanno varato l’Inflation Reduction Act, la Cina continua a sostenere la propria industria con massicci aiuti di Stato. L’Europa, invece, rischia di restare intrappolata in un quadro normativo “in perenne costruzione”, ostaggio di atti delegati che arrivano troppo tardi. Camisa ha citato il caso del Regolamento Imballaggi, i cui atti delegati sono stati posti in consultazione quando il regolamento era già entrato in vigore: “I nostri imprenditori devono conoscere le regole oggi per poter investire domani”.
Confapi ha portato a Bruxelles una serie di proposte concrete: termini certi e vincolanti, valorizzazione delle eccellenze territoriali, eliminazione delle duplicazioni burocratiche, applicazione della norma più favorevole all’impresa e nuove certificazioni indipendenti per l’IAA. Camisa ha espresso apprezzamento per la creazione delle Aree di accelerazione industriali, ma ha avvertito che non devono diventare “cattedrali nel deserto” né essere riservate alle grandi imprese. Per questo ha chiesto una riserva del 30% degli spazi e della capacità di rete per PMI e Small Mid Caps, insieme a una piena integrazione di filiera.
Il nodo centrale resta quello delle risorse. “L’autonomia strategica richiede risorse certe”, ha ribadito Camisa. L’Europa non può limitarsi a riallocare fondi esistenti: serve un Pilastro Finanziario Dedicato o un Fondo Europeo per la Competitività potenziato nel prossimo bilancio pluriennale, capace di erogare capitali freschi e diretti alle PMI per sostenere la transizione ecologica e digitale.
Camisa ha concluso con una visione chiara: “L’Europa moderna è nata sul carbone e sull’acciaio. Il suo futuro si costruirà su idrogeno, batterie, chip e manifattura sostenibile. Ma quel futuro non esisterà senza la flessibilità, la creatività e la tenacia delle nostre piccole e medie industrie”.
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