Dalla fine della pandemia ad ora il Pil ed il tasso di occupazione del Sud crescono più del Centro-Nord. Lo dicono i dati di Banca d’Italia, Svimez ed altri Centri studi. Un segnale positivo ma la strada per colmare il divario nazionale è ancora lunga. I dati, però, indicano che il Mezzogiorno, se messo in condizioni, può competere e fare la sua parte. Dopo la pandemia, il Prodotto interno lordo delle regioni meridionali è cresciuto di quasi l’8 per cento, oltre 2 punti in più rispetto ai dati registrati nelle regioni del Centro-Nord. In termini pro capite, l’espansione ha superato il 10%, quasi il doppio del resto del Paese. Nel quinquennio 2020-24, l’occupazione è aumentata del 6% nelle regioni meridionali, oltre due volte l’incremento osservato nelle regioni centro-settentrionali. Un ruolo importante lo svolgono anche le infrastrutture portuali del Sud. Ed a tal proposito abbiamo chiesto un commento ad Eliseo Cuccaro, presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centrale.
I dati economici relativi al Sud sono un’opportunità da cogliere per i giovani e tutti i meridionali?
“I dati Svimez e le analisi della Banca d’Italia confermano un trend incoraggiante: il Mezzogiorno sta mostrando una capacità di crescita superiore alla media nazionale, trainata soprattutto da investimenti infrastrutturali, logistica e filiere produttive strategiche. È un’opportunità concreta, soprattutto per i giovani, ma va consolidata con politiche stabili, formazione qualificata e valorizzazione dei porti come motori di sviluppo e occupazione. Il Sud può diventare un vero hub del Mediterraneo, a patto di continuare su questa traiettoria”.
Per colmare il divario Nord-Sud ci vuole tempo. Cosa bisogna fare per spingere e sostenere questa iniziale inversione di rotta?
“Servono continuità negli investimenti, semplificazione delle procedure e una forte integrazione tra infrastrutture, imprese e formazione. I porti possono svolgere un ruolo chiave come piattaforme logistiche e industriali, ma è fondamentale accompagnare questa crescita con politiche attive per il lavoro, attrazione di capitali e una visione strategica di lungo periodo. Solo così l’inversione di rotta potrà diventare strutturale”.
Secondo lei in che modo anche i porti contribuiscono alla crescita del Sud e quali infrastrutture sono necessarie?
“I porti sono veri moltiplicatori di sviluppo: favoriscono gli scambi, attraggono investimenti e generano occupazione lungo tutta la filiera logistica e produttiva. Per rafforzare questo contributo servono infrastrutture moderne e interconnesse — collegamenti ferroviari e stradali efficienti, digitalizzazione dei processi, elettrificazione delle banchine e spazi retroportuali attrezzati — così da rendere il sistema portuale sempre più competitivo e sostenibile”.
Il governo e l’UE, complici anche gli scenari internazionali, puntato sui porti del Sud per il commercio e per i rifornimenti di energia. Questo può essere un’ulteriore fattore di crescita?
“Sì, è un fattore di crescita molto rilevante. Il posizionamento strategico dei porti del Sud nel Mediterraneo li rende centrali sia per le rotte commerciali sia per le nuove filiere energetiche. Se accompagnata da investimenti mirati e da una governance efficiente, questa attenzione di Governo e UE può tradursi in maggiore attrattività, occupazione qualificata e sviluppo stabile per i territori”.
Il porto di Napoli negli ultimi anni ha avuto una crescita infrastrutturale grazie al PNRR ed anche in termini di traffico turistico, crocieristico e mercantile. Cosa bisogna fare per rendere Napoli regina del Mediterraneo grazie al suo porto?
“Occorre consolidare quanto avviato con il PNRR, puntando su intermodalità, innovazione digitale e sostenibilità ambientale, rafforzando al tempo stesso l’integrazione tra porto e città. È fondamentale migliorare i collegamenti ferroviari e stradali, valorizzare le aree retroportuali e attrarre nuovi investimenti privati. Napoli ha tutte le potenzialità per diventare un hub di riferimento nel Mediterraneo: serve continuità amministrativa, visione industriale e una forte collaborazione tra istituzioni e sistema produttivo”.
Gli obiettivi che intende portare a termine durante il suo mandato all’Autorità portuale?
“L’obiettivo è completare gli interventi infrastrutturali già finanziati, rafforzare la competitività del sistema portuale attraverso digitalizzazione, sostenibilità e intermodalità, e rendere i porti sempre più attrattivi per traffici, investimenti e occupazione. Al tempo stesso, intendiamo migliorare il rapporto porto-città e valorizzare il capitale umano, perché lo sviluppo portuale deve tradursi in benefici concreti per i territori”.
di M.OLA.
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