L’intelligenza artificiale sta rivoluzionando ogni ambito della nostra società: dalla sanità alla finanza, dall’istruzione all’agricoltura. Tuttavia, è nel settore più delicato e controverso, quello della guerra, che il suo impatto solleva le questioni più urgenti e inquietanti.
Ad oggi, non esiste alcun trattato internazionale specifico che disciplini l’impiego bellico dell’intelligenza artificiale. Regolamentarla è estremamente complesso: l’IA evolve a una velocità tale da rendere difficile una normazione puntuale e aggiornata. Di conseguenza, il suo utilizzo in ambito militare resta vincolato solo ai principi generali del diritto internazionale umanitario: distinguere tra civili e combattenti, usare la forza in modo proporzionato e garantire un controllo umano significativo nelle decisioni di attacco.
Eppure, questi principi sono messi a dura prova con la crescente diffusione dei sistemi d’arma autonomi (LAWS, Lethal Autonomous Weapon Systems), progettati per individuare e colpire obiettivi senza la necessità di un intervento umano diretto. L’esempio più immediato è rappresentato dai droni intelligenti, protagonisti in numerosi scenari di guerra.
Un caso emblematico è il conflitto tra Russia e Ucraina, considerato il primo teatro bellico ad alta intensità in cui l’IA è stata impiegata in modo sistematico.
L’Ucraina ha utilizzato algoritmi per analizzare immagini satellitari, prevedere i movimenti delle truppe russe e coordinare attacchi con droni kamikaze. La Russia, da parte sua, ha implementato strumenti di sorveglianza automatica, operazioni informatiche condotte da sistemi autonomi e campagne di disinformazione alimentate da IA generativa.
La tecnologia ha così modificato profondamente il modo di pianificare, condurre e comunicare la guerra.
L’impiego dell’intelligenza artificiale è emerso anche in altri scenari. Le Nazioni Unite hanno condannato l’uso dell’IA da parte di Israele nella Striscia di Gaza, dove, secondo diverse fonti, oltre 15.000 civili sarebbero morti nelle prime sei settimane successive al 7 ottobre 2024. In quel periodo, si ritiene che l’IA sia stata ampiamente utilizzata per l’identificazione algoritmica dei bersagli, sollevando forti preoccupazioni sul rispetto delle norme umanitarie. La responsabilità, in tal caso, di chi è stata?
Oltre al campo di battaglia fisico, l’IA è oggi protagonista anche della guerra cibernetica: identifica vulnerabilità nei sistemi informatici nemici, lancia attacchi digitali automatizzati
o difende le proprie reti attraverso software predittivi e autonomi.
Questa nuova frontiera solleva interrogativi cruciali.
Chi detiene le IA più avanzate ottiene un vantaggio strategico enorme, ma il prezzo da pagare potrebbe essere la perdita del controllo umano sulle decisioni di vita o di morte.
Se un drone autonomo colpisce per errore obiettivi civili, chi ne risponde? Il comandante? Il programmatore? L’azienda che ha sviluppato il software?
O ci stiamo avvicinando a un futuro in cui saranno le macchine, e non gli uomini, a determinare le regole della guerra – e forse anche della responsabilità?
di Alessandro Grande
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