Negli ultimi vent’anni la mortalità per malattie cardiovascolari in Italia è calata sensibilmente, ma non in modo uniforme. Il secondo rapporto pubblicato dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS), dedicato a equità e salute nelle Regioni, mostra con chiarezza come il divario tra Nord e Sud del Paese si stia accentuando. Il Mezzogiorno registra infatti più ricoveri, tassi di mortalità più elevati, maggiore mobilità sanitaria interregionale e un’incidenza più alta di comportamenti scorretti in ambito preventivo.
Il presidente dell’ISS, Rocco Bellantone, sottolinea come le disparità territoriali siano riconducibili a una molteplicità di fattori, tra cui la prevalenza delle condizioni di rischio, la disomogeneità dei modelli assistenziali e la disparità di risorse organizzative. “Spero che i dati raccolti da questo gruppo di lavoro possano servire a sviluppare strategie capaci di mitigare le disuguaglianze nell’accesso all’assistenza sanitaria, che oggi rappresentano il nodo cruciale del nostro sistema sanitario”, ha affermato Bellantone.
Il calo dei ricoveri per infarto acuto del miocardio è un dato nazionale incoraggiante: negli uomini si è passati da 270,3 ricoveri per 100.000 abitanti nel 2010 a 208,3 nel 2023; nelle donne da 109,2 a 71,5 nello stesso periodo. Tuttavia, nel 2023, Sud e Isole hanno fatto registrare i tassi standardizzati più alti: 223,46 negli uomini e 78,29 nelle donne, contro valori più bassi nel Centro e Nord Italia.
Una situazione analoga si osserva sul fronte della mobilità sanitaria per interventi complessi come il bypass aortocoronarico e le valvuloplastiche. Il Sud Italia evidenzia tassi di fuga molto più elevati rispetto al resto del Paese. Emblematico il caso della Calabria, dove il tasso di mobilità per bypass, sceso al 14,6% nel 2019, è poi risalito al 29,5% nel 2023, aggravandosi dopo l’emergenza Covid-19.
La mortalità per malattie del sistema circolatorio, pur calata drasticamente dal 1980 (da 903,70 a 266,28 ogni 100.000 abitanti nel 2021), resta più elevata nel Sud, soprattutto nelle donne. Queste patologie rimangono la prima causa di morte in Italia e in Europa, contribuendo a circa il 20% degli anni di vita persi negli uomini e al 16% nelle donne.
A pesare sono anche i fattori di rischio comportamentali. Mentre il fumo di sigaretta è in calo (dal 30% al 24% della popolazione), crescono sedentarietà (dal 23% al 28%) e cattiva alimentazione. Il 43% della popolazione è in eccesso di peso, con un 10% classificato come obeso. Le diseguaglianze sociali e geografiche, in particolare a sfavore del Sud e delle fasce economicamente deboli, rimangono marcate.
Leggi le notizie di Piazza Borsa
Per restare sempre aggiornato, segui i nostri canali social Facebook, Twitter e LinkedIn











