Janin israele

La visita di una delegazione diplomatica internazionale a Jenin, in Cisgiordania, si è trasformata in un grave incidente diplomatico quando un’unità dell’esercito israeliano (IDF) ha aperto il fuoco con colpi di avvertimento in aria, generando il panico tra i presenti. La delegazione, composta da 25 ambasciatori e diplomatici provenienti da tutto il mondo – tra cui Italia, Francia, Regno Unito, Cina, India, Brasile e Giappone – era impegnata in una missione ufficiale per osservare la situazione umanitaria nei territori palestinesi. Tra i partecipanti anche il viceconsole italiano a Gerusalemme, Alessandro Tutino, rimasto illeso ma direttamente coinvolto nell’episodio.

L’Italia ha reagito con fermezza, convocando l’ambasciatore israeliano a Roma. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani, dopo aver parlato personalmente con Tutino, ha dichiarato che “le minacce contro i diplomatici sono inaccettabili” e ha chiesto “spiegazioni ufficiali immediate” al governo israeliano. Anche la Francia ha convocato il proprio ambasciatore israeliano a Parigi per protestare contro quanto definito un “comportamento inaccettabile” da parte delle forze armate israeliane.

Fonti diplomatiche italiane riferiscono che la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha seguito la vicenda in stretto coordinamento con il ministro Tajani, valutando la convocazione dell’ambasciatore anche alla luce della più ampia e drammatica escalation nella Striscia di Gaza. L’episodio si è verificato vicino al campo profughi di Jenin, dove l’IDF avrebbe sparato da dentro il campo, causando la fuga repentina dei diplomatici verso le auto.

L’IDF ha giustificato l’accaduto sostenendo che la delegazione si sarebbe allontanata dal percorso autorizzato e sarebbe entrata in un’area vietata. “Una nostra unità ha sparato colpi di avvertimento”, ha spiegato un portavoce, annunciando che “nei prossimi giorni ci saranno colloqui personali con i rappresentanti dei Paesi coinvolti” per aggiornamenti sui risultati dell’indagine interna. Ma per l’Autorità nazionale palestinese, che ha diffuso i video dell’episodio, si è trattato di “un atto deliberato e illecito, in palese violazione del diritto internazionale”. Secondo il ministero degli Esteri palestinese, la missione aveva il compito di documentare violazioni umanitarie da parte dell’esercito israeliano.

Intanto, la crisi nella Striscia di Gaza continua ad aggravarsi. Secondo fonti palestinesi, l’IDF avrebbe colpito l’ospedale al-Awda nel nord della Striscia, mentre Hamas riferisce di 82 palestinesi uccisi e 262 feriti nelle ultime 24 ore. Il bilancio complessivo, aggiornato al 7 ottobre 2023, parlerebbe di oltre 53.000 morti e circa 122.000 feriti.

A complicare ulteriormente il quadro, si registra un nuovo intervento degli attivisti israeliani di estrema destra, Tzav 9 e Israeli Reservists – Generation of Victory, che hanno tentato di bloccare i camion degli aiuti umanitari diretti a Gaza presso il valico di Kerem Shalom. Secondo quanto riportato dal Times of Israel, alcuni attivisti si sarebbero frapposti fisicamente tra i mezzi e la strada, mentre altri sono stati arrestati dalla polizia israeliana per ostruzione e disobbedienza.

Il clima, già estremamente teso, si carica dunque di nuove tensioni sul fronte diplomatico e umanitario. L’episodio di Jenin segna un preoccupante precedente nei rapporti tra Israele e la comunità internazionale, e mette ulteriormente sotto pressione la diplomazia europea e italiana, chiamata ora a gestire una crisi che tocca non solo la sicurezza dei propri funzionari, ma anche i delicati equilibri geopolitici del Medio Oriente.


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