Il cibo è ricchezza per l’Italia. La ristorazione su strada non è più un fenomeno marginale né una moda passeggera. Negli ultimi dieci anni si è trasformata in una presenza stabile nel tessuto economico locale, capace di radicarsi nei territori e di adattarsi a contesti molto diversi. A raccontare questa metamorfosi sono i dati del Registro delle Imprese, elaborati da Unioncamere e InfoCamere, che mostrano un’espansione significativa del settore.
Al 31 marzo 2026, i Comuni italiani con almeno un’impresa riconducibile allo street food sono 1.975, contro i 1.258 del 2016. In un decennio, la geografia del comparto si è allargata includendo 717 nuovi Comuni, pari a un incremento del 57%. Oggi più di un Comune su quattro ospita almeno un’attività di street food, mentre dieci anni fa il fenomeno riguardava poco più di uno su sei.
La crescita non è solo territoriale. Le imprese del settore sono quasi raddoppiate, passando da 2.271 a 4.286 unità, con un aumento dell’88,7%. Numeri che testimoniano una trasformazione profonda: lo street food non è più soltanto una forma alternativa di ristorazione, ma un modello imprenditoriale autonomo, capace di intercettare nuove abitudini di consumo e di rispondere alla domanda di formule flessibili, informali e di prossimità.
La diffusione capillare del settore è legata anche alla crescita del turismo esperienziale, che privilegia autenticità, contatto diretto con i territori e prodotti locali. Le attività di street food hanno saputo inserirsi in questo scenario, diventando parte integrante dell’offerta turistica e culturale di città, borghi, aree costiere e centri dell’entroterra.
La metamorfosi degli ultimi dieci anni mostra dunque un comparto dinamico, capace di innovare e di adattarsi alle trasformazioni sociali ed economiche. Lo street food è oggi un indicatore della vitalità imprenditoriale dei territori, un settore che continua a crescere e che contribuisce a ridefinire il panorama della ristorazione italiana.
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