La legge di Bilancio approdata in Aula al Senato porta con sé una riduzione significativa delle risorse destinate al Fondo per lo Sviluppo e la Coesione (FSC), uno degli strumenti cardine delle politiche pubbliche per la riduzione dei divari territoriali. Secondo il testo licenziato dalla Commissione Bilancio, le risorse del Fondo per il ciclo di programmazione 2021-2027 subiranno un taglio di 300 milioni di euro nel 2026 e di 100 milioni di euro per ciascuno degli anni 2027 e 2028, per un totale di 500 milioni di euro in tre anni.
Il Fondo Sviluppo e Coesione rappresenta da oltre un decennio il principale veicolo di finanziamento nazionale per gli investimenti infrastrutturali, sociali e produttivi, in particolare nelle aree del Mezzogiorno. La riduzione delle risorse arriva in una fase delicata, segnata dalla progressiva uscita di scena del PNRR e dalla necessità di garantire continuità alla spesa pubblica per lo sviluppo.
Il taglio si inserisce in un quadro di forte pressione sui conti pubblici, dove la manovra tenta di conciliare il rispetto dei vincoli europei con il finanziamento di misure considerate prioritarie dal governo. Tuttavia, la scelta di intervenire sul FSC solleva interrogativi politici ed economici, perché incide direttamente sulla capacità dello Stato di sostenere programmi pluriennali già avviati o in fase di definizione.
Dal punto di vista operativo, la riduzione delle risorse rischia di rallentare l’attuazione di interventi strategici già programmati dalle Regioni e dagli enti locali, aggravando le difficoltà amministrative e aumentando l’incertezza nella pianificazione degli investimenti. Il FSC, infatti, è spesso utilizzato come strumento di cofinanziamento o di compensazione rispetto ai fondi europei, e la sua contrazione può produrre un effetto moltiplicatore negativo.
Sul piano politico, il taglio riapre il confronto tra governo centrale e territori, in particolare sul tema della coesione nazionale e del riequilibrio tra Nord e Sud. In un contesto in cui la crescita economica resta fragile e disomogenea, la riduzione delle risorse dedicate allo sviluppo rischia di trasformarsi in un fattore di ulteriore divaricazione territoriale.
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