Taglio alle stime del Pil 2022 nell'Eurozona - Foto operaio
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L’industria italiana frena il passo nel cuore dell’estate, restituendo la fotografia di un comparto manifatturiero a due velocità dove la tenuta dell’energia riesce a bilanciare la contrazione dei settori storici del Made in Italy. Secondo le ultime stime diffuse dall’Istat, ad agosto 2026 l’indice destagionalizzato della produzione industriale diminuisce dell’1,3% rispetto a luglio. Un segnale di rallentamento che trova conferma anche su scala trimestrale, con la media del periodo giugno-agosto che archivia una flessione dell’1,1% rispetto ai tre mesi precedenti, riflettendo una sofferenza diffusa della domanda interna ed estera durante la stagione estiva.

La disaggregazione dei dati mensili rivela come il calo congiunturale abbia colpito in maniera quasi uniforme la gran parte dei settori produttivi. L’unico comparto in controtendenza rispetto a luglio risulta essere quello dell’energia, in aumento del 2,8%. Al contrario, scivolano i beni intermedi con un calo dell’1,8%, i beni di consumo che cedono l’1,2% e i beni strumentali in flessione dello 0,9%, segnalando una prudenza residua negli investimenti aziendali e negli acquisti delle famiglie.

Il pareggio tendenziale e la spinta dell’energia

Nonostante la battuta d’arresto mensile, il bilancio su base annua restituisce una situazione di sostanziale stabilità. Al netto degli effetti di calendario, con 21 giorni lavorativi contro i 20 di agosto 2025, la produzione industriale si conferma invariata (0,0%) rispetto allo stesso mese dell’anno precedente.

A determinare questo pareggio tendenziale è proprio il contributo straordinario dell’energia, che fa registrare un balzo marcato dell’11,5% e trascina al rialzo la filiera della fornitura di energia elettrica, gas e vapore fino a un picco del +14,5%. Nello stesso perimetro di crescita contenuta si posizionano le altre industrie manifatturiere e la riparazione di macchinari (+2,0%), affiancate dal comparto della fabbricazione dei mezzi di trasporto (+1,0%). Piccoli segnali positivi arrivano anche dai beni strumentali, che mostrano un incremento modesto dello 0,7% rispetto all’anno passato.

Il crollo del manifatturiero e del tessile

Il quadro generale nasconde tuttavia profonde sofferenze per alcuni pilastri storici del manifatturiero nazionale, messi a dura prova dalla flessione della domanda e dall’aumento dei costi produttivi. Rispetto ad agosto 2025, la produzione di beni di consumo registra una contrazione del 4,4%, mentre quella dei beni intermedi cala del 4,0%.

Entrando nel dettaglio dei singoli settori di attività economica, le flessioni più marcate colpiscono le industrie tessili, dell’abbigliamento, pelli e accessori con un crollo del 14,0%, confermando il momento di forte incertezza che attraversa la moda e la manifattura leggera. Risultano in drastica contrazione anche la fabbricazione di prodotti chimici, che perde l’11,4%, e il comparto ad alta tecnologia di computer, elettronica, ottica ed apparecchi elettromedicali, in flessione del 9,9%. La ripartenza autunnale delle catene industriali si preannuncia quindi complessa, legata all’evoluzione delle dinamiche energetiche e al recupero della competitività sui mercati europei.


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