L’intervento record dell’Aie che ha approvato il rilascio di 400 milioni di barili di petrolio delle riserve strategiche non è bastato a rassicurare i mercati energetici. Il prezzo del petrolio è infatti schizzato oltre i 100 dollari al barile durante la notte, spinto dalle preoccupazioni legate alla crisi in Medio Oriente e alla chiusura dello Stretto di Hormuz, una delle principali rotte mondiali per il trasporto di greggio.

Dopo il picco iniziale, tuttavia, le quotazioni hanno leggermente rallentato. Il contratto Brent crude oil con consegna a maggio scambia ora intorno ai 97,6 dollari al barile, in rialzo di circa +6%, mentre il West Texas Intermediate (Wti) americano per aprile segna 92,2 dollari, con un incremento del +5,6%.

Riserve strategiche: intervento record dell’Aie

Per contenere l’instabilità del mercato, i 32 Paesi membri della Agenzia internazionale dell’energia (Aie) hanno deciso all’unanimità di immettere sul mercato 400 milioni di barili di petrolio provenienti dalle riserve strategiche.

Si tratta di un intervento senza precedenti: il volume è più del doppio rispetto ai 182 milioni di barili liberati nel 2022 dopo l’Invasione russa dell’Ucraina del 2022, quando i mercati energetici subirono forti turbolenze.

Timori per l’offerta globale

Nonostante il rilascio delle riserve, il mercato resta estremamente volatile. La possibile interruzione dei flussi nello Stretto di Hormuz, passaggio strategico attraverso cui transita circa un quinto del petrolio mondiale, continua ad alimentare l’incertezza tra operatori e investitori.

L’impennata delle quotazioni si riflette già sui prezzi alla pompa in molti Paesi europei, Italia compresa, con aumenti sensibili soprattutto sul diesel.


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