INPS

Il XXV Rapporto annuale dell’Inps, presentato a Roma, offre una fotografia dettagliata delle trasformazioni in corso nel sistema previdenziale e nel mercato del lavoro italiano. Un quadro complesso, segnato dall’invecchiamento della popolazione, dall’aumento dell’età effettiva di pensionamento, dalla crescita degli assicurati e da una diffusione ancora diseguale del lavoro agile.

In Italia ci sono 16,4 milioni di pensionati, di cui 8 milioni uomini e 8,4 milioni donne. Le pensionate rappresentano il 51% del totale, ma percepiscono assegni mediamente più bassi: 2.166 euro per gli uomini contro 1.619 euro per le donne, una differenza del 34% che riflette carriere più discontinue e retribuzioni inferiori. L’ammontare complessivo delle pensioni raggiunge 371 miliardi, con il 56% destinato agli uomini.

L’età effettiva di pensionamento continua a salire: per vecchiaia e anticipate si passa da 61,7 anni nel 2012 a 64,7 nel 2025. La pensione di vecchiaia si allinea ormai al requisito ordinario dei 67 anni, con una media di 67,1 anni per gli uomini e 67,3 per le donne. Le pensioni anticipate raccontano carriere sempre più lunghe: le settimane contributive medie passano da 1.830 nel 1995 a oltre 2.220 nel 2025, equivalenti a più di 42 anni di contributi. Le donne arrivano alla pensione con oltre 300 settimane di contributi in meno, pari a quasi 6 anni, un divario che continua a incidere sulla loro posizione previdenziale.

Sul fronte del lavoro, gli assicurati Inps raggiungono 27,2 milioni nel 2025, con un incremento di 244.000 unità rispetto al 2024 e di 1,7 milioni rispetto al periodo pre‑pandemico. La crescita è trainata dai lavoratori dipendenti privati, passati da 13,63 milioni nel 2014 a 17,15 milioni nel 2025. Il Nord continua a concentrare oltre la metà degli assicurati: 29% nel Nord‑Ovest e 23% nel Nord‑Est, mentre il Mezzogiorno mostra dinamiche più lente.

I dipendenti superano per la prima volta i 21 milioni, con una femminilizzazione che cresce lentamente (45,18%) ma con un aumento dell’intensità di impiego: le donne registrano 253 giornate retribuite nel 2025, contro le 249,7 del 2019. Cresce anche la presenza degli stranieri: 3 milioni di lavoratori, pari al 14,3% del totale, con un forte aumento degli extracomunitari, passati da 1,7 milioni nel 2019 a 2,5 milioni nel 2025. In alcuni settori – costruzioni, ristorazione, industria leggera del made in Italy – la quota supera il 25%, arrivando a rappresentare un lavoratore su quattro.

Sul fronte degli ammortizzatori sociali, i beneficiari di almeno una giornata di Naspi nel 2025 sono 2,845 milioni, in lieve aumento rispetto al 2024. Le giornate indennizzate si attestano a 363 milioni, mentre la spesa complessiva cresce del 5,6%, raggiungendo 17,934 miliardi. La spesa media per giornata indennizzata sale a 49 euro, contro i 47 del 2024.

Il rapporto dedica un focus anche al bonus asilo nido, che negli anni ha visto un progressivo incremento e una modulazione legata all’Isee minorenni, con contributi fino a 3.000 euro per le fasce più basse.

Infine, lo smart working continua a mostrare una forte polarizzazione. Nel settore privato non agricolo solo il 3% delle imprese adotta il lavoro agile, mentre nel pubblico la quota sale al 17%. Le grandi imprese restano le più attive: nel privato superano il 51%, nel pubblico il 56,8%. Persistono forti divari territoriali: nel Nord‑Ovest la quota di lavoratori da remoto raggiunge il 18‑19%, mentre nel Mezzogiorno si ferma al 3‑3,5%. Una differenza che riflette non solo la struttura produttiva, ma anche la diversa capacità organizzativa dei territori.

Il Rapporto Inps conferma dunque una trasformazione profonda del mercato del lavoro e del sistema previdenziale italiano: più anziani, più dipendenti, più stranieri, più lavoro agile nelle aree forti del Paese. E un divario di genere che continua a segnare la vita lavorativa e pensionistica delle donne.


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