Una fotografia epidemiologica della condizione socio-economica del Paese che conferma una sostanziale stasi strutturale, evidenziando tuttavia profonde spaccature territoriali e di cittadinanza. Secondo il nuovo report diffuso dall’Istat sulla povertà in Italia nel 2025, la stima degli individui che versano in stato di povertà assoluta supera i 5,4 milioni di persone, pari al 9,3% della popolazione residente, per un totale di oltre 2,1 milioni di famiglie (8,0% del totale dei nuclei).
Parallelamente, la povertà relativa riguarda oltre 2,8 milioni di famiglie (10,8%) e sfiora gli 8,7 milioni di individui (14,8%), attestando un quadro complessivo di fragilità che continua a colpire con maggiore severità la popolazione in età da lavoro, i minori e la componente immigrata.
La mappa del disagio: il divario Mezzogiorno-Nord e l’andamento dei comuni
La distribuzione geografica conferma la concentrazione del fenomeno nel Mezzogiorno, dove la povertà assoluta coinvolge 813 mila famiglie, pari al 9,6% dei residenti (11% tra gli individui), a fronte del 7,7% rilevato nel Nord-ovest, del 7,4% nel Nord-est e del valore minimo registrato al Centro (6,3%).
Particolarmente indicativo risulta l’indicatore dell’intensità della povertà assoluta – che misura quanto la spesa delle famiglie povere sia inferiore alla soglia minima di sussistenza. A fronte di una media nazionale stabile al 18,5%, il Mezzogiorno segna un peggioramento salendo al 19,0% (spinto dall’incremento dal 17% al 19% registrato nelle Isole).
A livello di tipologia comunale si osservano dinamiche divergenti: mentre i piccoli comuni sotto i 50 mila abitanti registrano un miglioramento scendendo dal 8,9% al 7,4% di incidenza, nei centri metropolitani del Centro la povertà assoluta registra una netta fiammata, salendo dall’8,3% (rispetto al 4,1% dell’anno precedente).
Cittadinanza, titoli di studio e lavoro: i fattori di protezione sociale
Il report Istat rimarca il peso decisivo della nazionalità e dell’istruzione come leve di protezione o di vulnerabilità sociale:
- Divario di Cittadinanza: L’incidenza di povertà assoluta tra le famiglie composte unicamente da cittadini italiani si attesta al 5,9%. Il valore sale al 26,7% nei nuclei con almeno un componente straniero e raggiunge il picco del 29,4% tra le famiglie composte esclusivamente da stranieri;
- Livello di Istruzione: Se la persona di riferimento della famiglia possiede un diploma di scuola secondaria o un titolo universitario, l’incidenza di povertà crolla al 4,4%. Al contrario, per chi possiede al massimo la licenza media l’indicatore sale all’11,9%, toccando il 12,3% in presenza della sola licenza elementare;
- Condizione Occupazionale: Avere un impiego non azzera il rischio di indigenza. Se tra le famiglie di dipendenti l’incidenza si attesta all’8,5%, all’interno del segmento degli operai e assimilati la cifra sale al 14,3%. Il picco massimo si registra, come di consueto, tra i nuclei con persona di riferimento in cerca di occupazione (20,7%), a fronte del 5,2% registrato tra i pensionati.
Famiglie numerose e minori: segnali di ripresa tra i 7 e i 13 anni
La presenza di minori si conferma una delle variabili più critiche per la stabilità finanziaria dei nuclei. La povertà assoluta coinvolge 1 milione 136 mila minori (12,5%), raggiungendo il 15,2% nel Mezzogiorno e toccando la punta del 19,2% tra le famiglie con 5 o più componenti. Tra le coppie con tre o più figli, quasi una su sei (16,9%) risulta in povertà assoluta.
Pur a fronte di un’intensità della povertà più elevata per le famiglie con figli (21,6%), la rilevazione 2025 mostra alcuni segnali di miglioramento: l’incidenza di indigenza nella fascia di età tra i 7 e i 13 anni scende al 12,1% (dal 14,9% del 2024) e si registra una contrazione della povertà tra le famiglie con minori a composizione straniera.
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