L’economia italiana si sostiene grazie alla spinta del terziario avanzato e alla solidità dei gruppi d’impresa multinazionali e domestici. È questo il quadro delineato dall’Istat nel report annuale sui Conti economici delle imprese e dei gruppi d’impresa, che fotografa una crescita del valore aggiunto nominale complessivo del +2,5%, per un controvalore che supera la soglia di 1.100 miliardi di euro.
A fronte di oltre 4,5 milioni di imprese attive nel comparto dell’industria e dei servizi di mercato (+0,5% su base annua), la forza lavoro ha toccato quota 18,3 milioni di addetti (+1,1%), con un incremento particolarmente marcato nella componente dei lavoratori dipendenti (+2,5%, per oltre 13,7 milioni di posizioni).
La mappa dei settori: i Servizi avanzano, frenano le Costruzioni
L’analisi settoriale condotta dall’Istituto di statistica evidenzia una spiccata divergenza nelle traiettorie di sviluppo della produzione nazionale:
I Servizi si confermano il motore primario della crescita produttiva ed occupazionale. Rappresentando oltre l’80% delle imprese attive, il terziario ha generato un incremento del valore aggiunto del +4,2%, spinto principalmente dalle Attività professionali, scientifiche e tecniche, dall’accoglienza e dalla ristorazione, dai servizi IT e dalla logistica. Gli addetti nel settore sono saliti del +1,3%, mentre la produttività nominale del lavoro ha registrato un balzo del +4,2%.
L’Industria in senso stretto, pur affrontando una lieve contrazione nel numero delle imprese attive (-1,5%), mantiene il proprio peso strategico realizzando il 34,7% del valore aggiunto totale. Il settore ha registrato un cauto incremento del valore aggiunto (+0,6%) e un aumento degli addetti del +0,8%, a fronte tuttavia di un calo del fatturato (-1,7%) e del Margine Operativo Lordo (-3,5%).
Nelle Costruzioni si rileva una battuta d’arresto terminata la spinta dei bonus edilizi. Il valore aggiunto del comparto è sceso del -0,5%, con una contrazione del fatturato del -7,3% e una flessione degli investimenti per addetto dell’8,4%, pur mantenendo una tenuta occupazionale tra i dipendenti (+3,2%).
Il ruolo chiave delle grandi imprese e dei gruppi d’affari
Il fattore dimensionale si conferma determinante per la sostenibilità finanziaria. Le grandi imprese (4.752 realtà con oltre 250 addetti) e le medie imprese hanno guidato l’incremento occupazionale, registrando rispettivamente un +3,8% e un +2,5% negli organici.
Tuttavia, l’elemento di maggiore forza strutturale risiede nella concentrazione in gruppi d’impresa. Le oltre 200 mila aziende organizzate in strutture di gruppo (pari a circa il 4,4% del totale delle imprese nazionali) impiegano 7,2 milioni di addetti (+5,1%) ma generano da sole il 66,4% del fatturato complessivo e il 58,7% del valore aggiunto dell’intera industria e dei servizi.
L’espansione del valore aggiunto all’interno dei gruppi (+3,9%) ha nettamente staccato quella delle imprese indipendenti (+0,6%), con performance d’eccellenza per le filiali di multinazionali estere (+4,3%).
Costi, marginalità e calo degli investimenti
Nonostante la tenuta del valore aggiunto, le imprese hanno dovuto gestire una generalizzata lievitazione dei costi operativi. Il costo del lavoro è aumentato in tutte le classi dimensionali, fino a toccare picchi del +6,6% nelle grandi aziende e del +5,7% nelle medie.
Di conseguenza, il Margine Operativo Lordo (MOL) complessivo ha registrato una flessione dello 0,5%, con cali più pronunciati tra le piccole imprese (-6,1% nella fascia tra 10 e 19 addetti). Si segnala infine una lieve contrazione degli investimenti per addetto, scesi del 2,6% (da 8,4 a 8,2 mila euro ad addetto), mantenendosi in terreno positivo unicamente nelle microimprese (+10,1%) e nei grandi gruppi industriali (+6,5%).
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