Nel 2025 il settore dell’agricoltura, silvicoltura e pesca italiano ha mostrato un quadro complesso ma complessivamente positivo. La produzione in volume è cresciuta dello 0,3%, mentre il valore aggiunto è rimasto sostanzialmente stabile (–0,1%). L’occupazione, misurata in ULA, ha registrato una lieve flessione (–0,5%), segno di un comparto che continua a ristrutturarsi.
Il valore della produzione ha raggiunto 80,1 miliardi di euro, in aumento del 3,9% rispetto al 2024, grazie soprattutto alla crescita dei prezzi (+3,6%), mentre i volumi hanno contribuito in misura marginale. L’Italia si conferma primo Paese UE per valore aggiunto agricolo, pur scendendo al quarto posto per valore della produzione.
Andamento dei comparti: bene cereali, vino e olio; male frutta e ortaggi
Il 2025 ha evidenziato dinamiche molto differenziate tra i comparti. Sono cresciuti in volume olio d’oliva (+9,6%), cereali (+4,1%), vino (+2,9%) e florovivaismo (+1,5%). In forte calo invece frutta (–7,3%), legumi secchi (–3,2%), coltivazioni industriali (–1,9%), foraggi (–1,3%) e agrumi (–1,0%).
Il valore delle coltivazioni legnose è aumentato del 4%, trainato dai prezzi, mentre gli allevamenti hanno segnato un incremento record del +9,9%, raggiungendo oltre 25 miliardi di euro, il livello più alto mai registrato. A sostenere la crescita sono stati soprattutto i forti rialzi dei prezzi delle carni bovine, avicole, delle uova e del latte.
Costi in aumento ma redditività in miglioramento
Nel 2025 i prezzi dei beni e servizi impiegati in agricoltura sono tornati a crescere (+1,0%), dopo due anni di calo. Sono aumentati soprattutto i costi di trasporti (+3,5%), acque irrigue (+2,9%), sementi (+2,8%) e concimi (+2,4%), mentre sono diminuiti quelli di energia e mangimi.
Nonostante ciò, la ragione di scambio è rimasta positiva (+3,0%), grazie alla crescita dei prezzi agricoli (+3,8%). Il settore ha quindi mantenuto una buona redditività, proseguendo il recupero iniziato nel 2023 dopo la crisi dei costi del biennio 2021‑2022.
Il ruolo del Sud: crescita del valore aggiunto e performance territoriali eterogenee
Il Mezzogiorno ha mostrato un andamento migliore rispetto ad altre aree del Paese. In termini di valore aggiunto, il Sud è l’unica ripartizione, insieme al Centro, a registrare una crescita in volume (+1,8%), mentre Nord‑est, Nord‑ovest e Isole segnano flessioni.
Tra le regioni meridionali spiccano:
- Abruzzo (+3,8% produzione; +7,1% valore aggiunto)
- Calabria, che contribuisce in modo significativo alla crescita del Sud
- Campania, che mostra una buona dinamica negli allevamenti
- Puglia, in ripresa sul fronte zootecnico ma penalizzata dal calo dei prezzi agricoli (–1,7%)
La Sicilia, invece, incide negativamente sul risultato delle Isole, con una contrazione del valore aggiunto e un calo dei volumi.
Il quadro territoriale conferma dunque un Mezzogiorno vivace ma disomogeneo, con eccellenze produttive (vino, olio, zootecnia) e fragilità strutturali (frutta, agrumi, costi irrigui, volatilità dei prezzi).
Agroalimentare in crescita: valore aggiunto a 89 miliardi
L’intero comparto agroalimentare – che include agricoltura, silvicoltura, pesca e industria alimentare – ha raggiunto un valore aggiunto di 89 miliardi di euro, in aumento rispetto agli 83,4 miliardi del 2024. La crescita in volume (+0,7%) è stata trainata soprattutto dall’industria alimentare (+1,4%), che rafforza il proprio peso sul totale nazionale.
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