ROMA – L’emergenza della sicurezza nei luoghi di lavoro continua a rappresentare una ferita aperta per il Paese. I dati resi noti dall’Inail e riferiti ai primi otto mesi del 2026 tracciano un quadro caratterizzato da una ripresa generalizzata delle denunce di infortunio e da un bilancio delle vittime che torna a salire rispetto al 2025.
Tra gennaio e agosto 2026 le denunce di infortunio in occasione di lavoro (al netto degli studenti) sono state 285.811, segnando un incremento del 5,1% rispetto alle 271.976 registrate nello stesso periodo dell’anno precedente.
Analizzando il dato in rapporto all’aumento degli occupati rilevato dall’Istat, l’incidenza infortunistica sale a 1.174 denunce ogni centomila lavoratori, con una crescita del 3,9% su base annua, pur rimanendo inferiore dell’10,9% rispetto ai livelli pre-pandemici del 2019.
Le morti sul lavoro: 498 vittime da inizio anno
Il bilancio più drammatico riguarda i casi mortali in occasione di lavoro, che fino ad agosto 2026 raggiungono quota 498 decessi, con un incremento di 10 casi rispetto ai 488 del 2025.
La mappa settoriale e demografica dei decessi rivela dinamiche precise:
- Settori più colpiti: L’aumento dei casi mortali si concentra nella gestione Industria e servizi (da 417 a 424 decessi) e nel Conto Stato (da 3 a 6), mentre l’Agricoltura si attesta su 68 decessi. I settori con le maglie più nere sono le Costruzioni (da 78 ad 83 morti), i Trasporti e magazzinaggio (da 65 a 68) e i Servizi di supporto alle imprese (da 22 a 29). In controtendenza la manifattura (da 69 a 62) e il commercio (da 48 a 36).
- Territorio: I decessi aumentano nel Nord-Ovest (da 121 a 133, con la Lombardia a +9), nel Nord-Est (da 106 a 107, trainato dal +8 dell’Emilia-Romagna) e al Centro (+6 nel Lazio). In calo il Sud (da 116 a 112) e le Isole (da 54 a 52).
- Genere e Nazionalità: L’aumento delle vittime riguarda sia gli uomini (da 462 a 465) sia le donne (da 26 a 33). Si riducono le morti tra i lavoratori italiani (da 380 a 362), ma si registra una forte impennata tra i lavoratori stranieri, le cui denunce mortali salgono da 108 a 136 (+25,9%). Le fasce d’età più colpite sono i giovani tra i 20 e i 44 anni (126 casi) e gli over 59 (130 casi).
Infortuni per settore, territorio ed età
L’aumento complessivo degli infortuni si distribuisce in modo disomogeneo tra le diverse gestioni e aree del Paese. La gestione Industria e servizi segna un +5,2% (257.821 denunce) e il Conto Stato un +9,6% (12.482), mentre l’Agricoltura resta stabile (-0,1%).
Gli incrementi di infortuni più marcati per settore economico si registrano nella Sanità e assistenza sociale (+6,9%), nella Ristorazione e alloggio (+4,1%), nei Trasporti (+3,9%) e nei Servizi alle imprese e Commercio (+3,7% ciascuno). Seguono il comparto manifatturiero (+2,0%) e le costruzioni (+1,8%).
A livello territoriale, la crescita degli infortuni è guidata dalle Isole (+9,0%), dal Nord-Ovest e Centro (+5,6% ciascuno), dal Sud (+5,2%) e dal Nord-Est (+3,5%). Tra le singole regioni, le percentuali più alte di incremento si rilevano in Lazio (+10,0%), Sicilia (+9,3%), Molise (+9,2%), Sardegna (+8,3%) e Campania (+7,2%).
La crescita degli infortuni coinvolge maggiormente le donne (+6,8%) rispetto agli uomini (+4,3%) e vede un aumento pronunciato tra le maestranze straniere (+8,1%) rispetto a quelle italiane (+4,1%). Per classi anagrafiche, la fascia che registra il picco di aumenti è quella dei lavoratori tra i 60 e i 69 anni (+10,7%), seguita dai giovani tra i 20 e i 29 anni (+7,2%).
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