A Napoli il confronto tra sindacato e imprese torna al centro del dibattito sul lavoro. Nella sede della UIL Campania, al Varco Pisacane, si è svolto l’Attivo dei Quadri e Delegati della contrattazione del settore privato, un appuntamento che ha raccolto lavoratori, rappresentanti territoriali e mondo imprenditoriale per affrontare nodi irrisolti del mercato del lavoro campano e nazionale.
Al centro del confronto la necessità di una svolta concreta su salari, contrattazione e rappresentanza. Il segretario generale UIL Campania, Giovanni Sgambati, ha sottolineato come il tema non sia più solo rivendicativo ma strutturale. La richiesta di detassazione degli aumenti contrattuali, contratti integrativi rinnovati e strumenti moderni per sostenere il potere d’acquisto diventano per il sindacato leve necessarie per contrastare inflazione, stagnazione salariale e crescita del lavoro povero. «La certificazione della rappresentanza e il contrasto ai contratti pirata restano una priorità – ha affermato Sgambati – perché non possono esistere lavoratori di serie A e serie B, soprattutto in territori come la Campania e il Sud dove la precarietà è ancora troppo diffusa».
Rincara la dose la segretaria confederale nazionale, Vera Buonomo, che punta il dito contro la frammentazione del sistema contrattuale: senza regole trasparenti, avverte, la concorrenza al ribasso continuerà a erodere salari e diritti. «Serve distinguere chi rappresenta davvero lavoratori e imprese da sigle nate dall’oggi al domani. Senza una certificazione vincolante continueremo ad assistere a dumping contrattuale e sovrapposizioni che creano sfiducia e disuguaglianze», spiega Buonomo, ricordando come negli ultimi anni molte realtà imprenditoriali abbiano evitato un confronto reale sui criteri di rappresentanza.
Il dibattito prende una forma più ampia quando interviene il presidente di Confapi Napoli, Raffaele Marrone, che riconosce la fase critica del mercato del lavoro campano ma anche l’opportunità del dialogo. Marrone parla delle esigenze delle piccole e medie imprese, che rappresentano la spina dorsale del tessuto produttivo regionale, e sottolinea come relazioni industriali solide e contratti chiari possano favorire competitività e stabilità. «Il nostro territorio vive da anni precarietà, contratti atipici e incertezze – ha dichiarato – ma l’apertura della UIL al confronto è un segnale importante per costruire un sistema di relazioni industriali più credibile e orientato al futuro».
Dal confronto emerge una priorità condivisa: riportare coerenza tra i tavoli nazionali e quanto accade nei territori, dove il mancato rinnovo dei contratti e salari non adeguati al costo della vita accentuano il divario con altre aree europee. In Campania e nel Sud, dove la presenza di lavoro povero supera la media nazionale, la questione diventa non solo economica ma sociale.
Se l’obiettivo è costruire un modello contrattuale più equo e competitivo, il confronto aperto tra parti sociali e imprese sembra essere un passaggio inevitabile. Ora, avvertono sindacato e imprese, la sfida passa dalla disponibilità al confronto alla capacità di tradurlo in norme, contratti e scelte politiche.
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