La strategia industriale di Stellantis torna al centro del dibattito politico ed economico. In Aula alla Camera, il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha illustrato lo stato dell’azienda e le prospettive dello stabilimento di Mirafiori, rispondendo a un’interrogazione sulla continuità produttiva del sito torinese. Le sue parole delineano un quadro complesso, ma segnato da alcuni elementi di stabilità e da nuove scelte industriali.
Urso ha confermato che il gruppo automobilistico ha ribadito investimenti pari a 5 miliardi di euro, una cifra che rappresenta uno dei più consistenti impegni industriali nel settore automotive italiano degli ultimi anni. Contestualmente, Stellantis ha assicurato il mantenimento in produzione di tutti gli stabilimenti italiani, una decisione che si discosta nettamente da quanto sta avvenendo in altri Paesi europei, dove il gruppo prevede la chiusura di 25 impianti. Un segnale che, secondo il ministro, testimonia la centralità dell’Italia nella strategia industriale del gruppo.
Accanto agli investimenti, Urso ha ricordato che Stellantis ha confermato contratti annuali pari a 7 miliardi di euro destinati alla filiera nazionale della componentistica, un settore che rappresenta una parte essenziale dell’ecosistema produttivo italiano e che dipende in larga misura dalla stabilità dei volumi industriali del gruppo.
Il ministro ha poi affrontato il tema più delicato: il futuro di Mirafiori, storico polo produttivo torinese. Con il recente cambio ai vertici del gruppo, ha spiegato Urso, Stellantis sta rivedendo radicalmente il piano industriale, orientandolo verso modelli più aderenti alle richieste del mercato. La Fiat 500 ibrida, prodotta proprio a Mirafiori, è il simbolo di questa nuova impostazione, affiancando la versione elettrica e rispondendo alla domanda crescente di vetture ibride nel segmento urbano.
Tuttavia, Urso ha riconosciuto che la sola 500 ibrida potrebbe non essere sufficiente a garantire un livello produttivo adeguato per il sito torinese. «Probabilmente sarà necessario un terzo modello a Torino», ha dichiarato, indicando la necessità di ampliare la gamma per consolidare la capacità produttiva e assicurare stabilità occupazionale.
Le parole del ministro arrivano in un momento cruciale per l’automotive italiano, chiamato a gestire la transizione tecnologica, la competizione globale e la ridefinizione delle strategie dei grandi gruppi. La conferma degli investimenti e dei contratti per la filiera rappresenta un segnale positivo, ma la sfida per Mirafiori resta aperta: il rilancio passa dalla capacità di attrarre nuovi modelli e di inserirsi in una strategia industriale che tenga insieme mercato, innovazione e occupazione.
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