Vito Grassi e Francesco Napoli

Dalla fine della pandemia ad ora il Pil ed il tasso di occupazione del Sud crescono più del Centro-Nord. Il rilancio del Mezzogiorno è una novità positiva nel panorama economico italiano. A sottolinearlo è il Governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, durante il suo intervento per l’inaugurazione dell’anno accademico dell’università di Messina. Il Sud che traina il Paese.

Un segnale positivo ma la strada per colmare il divario nazionale è ancora lunga. I dati, però, indicano che il Mezzogiorno, se messo in condizioni, può competere e fare la sua parte. Dopo la pandemia, il Prodotto interno lordo delle regioni meridionali è cresciuto di quasi l’8 per cento, oltre 2 punti in più rispetto ai dati registrati nelle regioni del Centro-Nord. In termini pro capite, l’espansione ha superato il 10%, quasi il doppio del resto del Paese. Nel quinquennio 2020-24, l’occupazione è aumentata del 6% nelle regioni meridionali, oltre due volte l’incremento osservato nelle regioni centro-settentrionali.

I dati della Banca d’Italia suggellano quanto anticipato anche da Svimez, da SRM ed altri Centri studi – dice Vito Grassi, presidente di ALuiss, – e fa piacere leggerli. Bisogna assolutamente continuare su questa strada. Al Sud ci sono risorse umane qualificate e formate. È importante la sinergia istaurata tra Atenei ed imprese. Le università del Sud stanno diventando sempre più attrattive. L’abbattimento del divario tra Nord e Sud è un tema atavico. I dati di cui parliamo danno fiducia ma per giungere ad un risultato importante non bisogna mollare la presa. Le imprese – prosegue Vito Grassi – devono continuare ad investire sul territorio e ad interagire con le università. Le istituzioni devono favorire la rete di collegamenti nel Mezzogiorno e in generale lo sviluppo infrastrutturale. Compreso il collegamento manifattura – sistema portuale”.

Per la crescita del Sud è fondamentale anche invertire il processo di migrazione e sostenere la natalità. “Negli ultimi 10 anni – spiega il presidente di ALuiss – un milione di persone ha lasciato il Sud, di cui circa 200mila laureati. Persone formate nel Mezzogiorno e che in gran parte ha scelto l’estero. Un fenomeno che va fermato per la crescita del meridione e per quella di tutto il Paese. A questo va aggiunto un forte sostegno alla natalità, tema altrettanto nazionale”.

Per Francesco Napoli, vice presidente Confapi nazionale e presidente Confapi Calabria, “i dati illustrati dalla Banca d’Italia sono segnali incoraggianti. Negli ultimi anni diverse imprese hanno scelto di investire al Sud. Ma c’è ancora molto da fare per intervenire sul divario tra Nord e Sud. Occorrono investimenti infrastrutturali, snellire la burocrazia, evitare incertezze normative e favorire l’accesso al credito. È opportuno rafforzare gli investimenti pubblici e privati. A dare una mano è stato sicuramente il Pnrr, che ha consentito di aprire tanti cantieri. Ma si tratta di un piano temporaneo. Poi cosa accadrà? Ecco perché occorrono politiche di sviluppo energiche per il Sud, che sta dimostrando di poter crescere. La Zes unica al Sud è un’ottima misura. Andrebbe estesa a tutto il Paese”.

Il futuro dell’economia passa anche per la questione natalità. ”Serve un cambiamento epocale come diceva Papa Francesco – prosegue il vice presidente Confapi nazionale e presidente Confapi Calabria, – per incidere su un tema che riguarda tutta l’Italia ed anche l’Europa. Siamo ancora in tempo per invertire la rotta ma bisogna farlo presto. La nostra proposta è puntare su detrazioni, agevolazioni, politiche abitative ed asili nido gratis. Sono investimenti per il futuro”.

di M.OLA


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