Analisi effettuate sulle acque sotterranee di diversi territori campani, tra cui Angri, Sarno, Scafati e Striano, sia dall’Università Federico II di Napoli che dall’ARPAC, hanno rilevato concentrazioni critiche di tricloroetilene e tetracloroetilene, i quali secondo il D.Lgs. 152/2006 devono avere un limite soglia rispettivamente di 1,5 ppb e 1,1 ppb. Queste rivelazioni hanno portato palazzo Santa Lucia a chiedere alle Asl di attivare con urgenza verifiche sanitarie, ambientali e sulla filiera agroalimentare, anche se in maniera tardiva, essendo i monitoraggi risalenti al 20 febbraio scorso.
Le due sostanze rilevate, appartengono alla categoria dei composti organici clorurati e sono utilizzate in vari processi industriali come solventi chimici. Il tricloroetilene (detto anche trielina), ad esempio, è stato impiegato in passato nel processo di decaffeinizzazione del caffè, nell’estrazione di oli vegetali da piante, come smacchiante nelle lavanderie industriali e come solvente di sgrassaggio dei metalli; tuttavia, poi è stato rimpiazzato con solventi più sicuri a causa della sua elevata tossicità. Il tetracloroetilene ha sostituito poi il tricloroetilene in numerosi processi industriali a causa della sua minore tossicità, sebbene non affatto sicuro.
Sia il tricloroetilene che il tetracloroetilene sono considerati solventi particolarmente pericolosi: il tricloroetilene è classificato come cancerogeno accertato per l’uomo ed è associato a tumori del rene, del fegato e al linfoma non-Hodgkin, inoltre è stato che notato che un prolungata esposizione a tale sostanza aumenta di 6 volte la probabilità di sviluppare il morbo di Parkinson. Il tetracloroetilene, invece, è ritenuto un probabile cancerogeno per l’uomo ed un composto pericoloso per l’ambiente e tossico per gli organismi acquatici, data la sua tendenza ad accumularsi nei tessuti.
Entrambe le sostanze hanno una densità maggiore dell’acqua per cui tendono ad accumularsi sul fondo della falda acquifera, rendendo la bonifica un processo difficile e lungo.
Episodi di questo tipo non sono nuovi, infatti nel gennaio 2014 fu riscontrata una concentrazione di tali sostanze oltre i limiti consentiti dall’ARPAC nelle acque dell’Alto Calore, causando la sospensione dell’erogazione dell’acqua potabile nei comuni di Montoro e di Solofra. Il primo pozzo inquinato si trovava a ridosso di una lavanderia industriale, di cui si presume sia la responsabilità e solo dopo che fu chiuso fu risolto il problema a Solofra. Nel dicembre 2024 tale problematica fu nuovamente riscontrata, portando alla non potabilità dell’acqua di Montoro.
di Antonio Lembo
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