La Commissione europea si prepara a presentare la sua prima strategia organica contro la povertà, un documento che punta a rafforzare il coordinamento tra gli Stati membri senza però prevedere, almeno per ora, nuovi finanziamenti. Secondo quanto anticipato dall’edizione europea di Politico, Bruxelles ritiene che i governi dispongano già di risorse sufficienti, ma che queste non siano state utilizzate in modo efficace.
La strategia, che sarà presentata insieme a proposte su povertà infantile, esclusione abitativa e diritti delle persone con disabilità, invita gli Stati a migliorare l’integrazione delle politiche sociali, coinvolgere maggiormente i giovani e sostenere chi vive con salari insufficienti a coprire le spese essenziali. Particolare attenzione è dedicata anche agli anziani e alle persone in condizioni di vulnerabilità, categorie che negli ultimi anni hanno visto crescere il rischio di esclusione.
Secondo la vicepresidente esecutiva Roxana Minzatu, quando le persone non riescono a permettersi “alloggio, cibo, assistenza, istruzione o una vita stabile”, l’intero sistema sociale si indebolisce. Per questo l’Europa ha bisogno di una risposta “più forte e coordinata”, capace di prevenire la povertà e trasformare gli impegni politici in risultati tangibili.
Il contesto politico rende la questione ancora più urgente. L’aumento del costo della vita, la pressione sugli affitti e la stagnazione dei salari stanno alimentando frustrazione sociale, terreno fertile per i partiti di estrema destra che, come osserva l’eurodeputata socialista Marit Maij, sfruttano il senso di abbandono di chi vive in condizioni di precarietà. “Le persone in povertà sono troppo spesso inascoltate”, ha dichiarato, sottolineando come questo alimenti sfiducia nelle istituzioni.
Un funzionario Ue citato da Politico ricorda che la proposta per il prossimo bilancio pluriennale prevede circa 100 miliardi di euro per le politiche sociali, il doppio rispetto ai fondi disponibili nel precedente ciclo del Fondo sociale europeo Plus. Il problema, però, è che molti Stati non avrebbero utilizzato appieno le risorse già assegnate. “I progressi sono stati lenti e dobbiamo riconoscerlo”, ha affermato il funzionario, aggiungendo che prevenire la radicalizzazione e mantenere la fiducia nell’Ue sono motivazioni centrali dell’iniziativa.
Le organizzazioni sociali, tuttavia, chiedono un cambio di passo. “Non esiste strategia senza fondi”, ha dichiarato Juliana Wahlgren, direttrice della European Anti‑Poverty Network, sottolineando che senza investimenti mirati la nuova strategia rischia di rimanere un esercizio programmatico.
Gli obiettivi europei restano ambiziosi: ridurre di 15 milioni il numero di persone a rischio povertà o esclusione sociale tra il 2019 e il 2030 e sradicare la povertà entro il 2050. Ma i dati mostrano un percorso ancora lungo. Entro il 2025 la riduzione è stata di soli 3,4 milioni, mentre il 20,9% della popolazione Ue risulta ancora a rischio povertà, un livello quasi identico a quello del 2019.
La strategia che Bruxelles presenterà domani punta dunque a rilanciare l’azione sociale dell’Unione, ma il nodo delle risorse resta aperto. Senza un impegno finanziario aggiuntivo, la capacità degli Stati di tradurre gli obiettivi in politiche efficaci potrebbe rivelarsi limitata, proprio mentre la questione sociale torna al centro del dibattito politico europeo.
Leggi le notizie di Piazza Borsa
Per restare sempre aggiornato, segui i nostri canali social Facebook, X, Instagram e LinkedIn











