L’accordo commerciale tra Unione europea e Mercosur entra nella sua fase decisiva mostrando tutte le tensioni che lo attraversano. Da un lato, l’Italia si dice pronta a dare il via libera, rivendicando le garanzie ottenute a tutela del settore agricolo europeo. Dall’altro, la Francia si infiamma, con centinaia di agricoltori che all’alba hanno portato i trattori nel cuore di Parigi per protestare contro un’intesa considerata una minaccia diretta alla sopravvivenza delle aziende agricole.
A segnare la posizione italiana è il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, che in un’intervista al Sole 24 Ore ha chiarito come il negoziato sul Mercosur sia stato condotto ponendo come priorità assoluta la difesa della Politica agricola comune (Pac). Un passaggio cruciale dopo la proposta iniziale della Commissione europea di tagliare il bilancio agricolo del 22 per cento, pari a circa 90 miliardi di euro in sette anni, che avrebbe messo sotto forte pressione il reddito degli agricoltori.
Secondo Lollobrigida, l’Italia – insieme ad altri Paesi e al Parlamento europeo – è riuscita a ribaltare quell’impostazione, individuando risorse alternative all’interno del bilancio comunitario. Il risultato è una Pac finanziariamente “blindata”, con il taglio neutralizzato e per l’Italia addirittura un miliardo di euro in più rispetto al settennato precedente. Un punto che, nelle parole del ministro, rappresenta la condizione preliminare per qualsiasi apertura commerciale: senza una base solida di sostegno al reddito agricolo, l’esposizione alla concorrenza internazionale sarebbe stata insostenibile.
Nel merito, l’accordo Ue-Mercosur punta a creare una delle più grandi aree di libero scambio al mondo, coinvolgendo oltre 700 milioni di consumatori e prevedendo una progressiva riduzione dei dazi su beni industriali e agricoli tra l’Unione europea e i Paesi sudamericani del blocco – Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay. Per l’Europa si aprono opportunità soprattutto per l’export manifatturiero, mentre per l’agricoltura il nodo resta l’ingresso di prodotti come carne bovina, pollame, zucchero e cereali a condizioni competitive.
È proprio su questo fronte che Roma chiede garanzie stringenti. Il via libera definitivo dell’Italia, atteso in vista della riunione del Coreper, è subordinato al rispetto di regole equivalenti su sicurezza alimentare, tracciabilità e standard ambientali, oltre a clausole di salvaguardia efficaci. Attualmente la soglia di allarme è fissata all’8 per cento: se le importazioni dal Mercosur dovessero crescere oltre quel limite o se i prezzi europei crollassero oltre la stessa percentuale, l’accordo verrebbe sospeso. L’Italia spinge per abbassare la soglia al 5 per cento, rafforzando così il meccanismo di protezione.
Mentre Roma tratta gli ultimi dettagli tecnici, Parigi diventa il simbolo della protesta. All’alba, decine di trattori hanno invaso i viali della capitale francese, raggiungendo luoghi iconici come la Tour Eiffel e l’Arco di Trionfo, sfidando i divieti delle autorità. La mobilitazione, guidata dal sindacato Coordinamento rurale, riflette un malcontento profondo, alimentato da una combinazione di fattori: crisi sanitarie nel bestiame, calo dei prezzi agricoli, aumento dei costi dei fertilizzanti e timore che l’accordo Mercosur aggravi ulteriormente la concorrenza sui mercati interni.
Il governo francese tenta di aprire un canale di dialogo, ma il segnale politico è evidente: l’Europa agricola si presenta divisa davanti a un accordo che promette benefici macroeconomici ma solleva forti resistenze sociali. In questo equilibrio fragile, l’Italia sceglie una linea di pragmatismo condizionato: apertura ai mercati, ma solo a fronte di tutele concrete e verificabili per un comparto che resta strategico non solo sul piano economico, ma anche territoriale e sociale.
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