Istat deficit pil

L’economia italiana continua a muoversi in un contesto internazionale incerto, segnato da tensioni geopolitiche e da una crescita globale disomogenea. È quanto emerge dalla Nota sull’andamento dell’economia italiana di gennaio-febbraio 2026 diffusa da ISTAT, che fotografa una fase di espansione moderata accompagnata da segnali contrastanti tra produzione, lavoro e inflazione.

Nel 2025 le principali economie mondiali hanno mostrato dinamiche differenti. La crescita del Pil in Cina si è mantenuta in linea con gli obiettivi del governo (+5,0%), mentre negli Stati Uniti si è registrata una decelerazione dell’attività economica (+2,2%). Nell’area euro, invece, la crescita complessiva è risultata superiore alle attese (+1,3%).

Lo scenario globale resta tuttavia condizionato dalle tensioni geopolitiche. Il conflitto in Medio Oriente sta infatti alimentando pressioni al rialzo sul prezzo del petrolio, anche per il ruolo dell’Iran come produttore di greggio e per la rilevanza strategica dello Stretto di Hormuz, una delle principali rotte commerciali energetiche. In questo contesto, le prospettive per l’economia mondiale nel 2026 mostrano un generale ridimensionamento.

Sul fronte interno, l’economia italiana ha chiuso il 2025 con una crescita del Pil dello 0,3% nel quarto trimestre rispetto ai tre mesi precedenti. Il risultato, sostenuto soprattutto dalla domanda interna, si colloca sopra quello della Francia (+0,2%), in linea con la Germania (+0,3%) ma al di sotto della dinamica registrata dalla Spagna (+0,8%).

Più debole appare invece l’andamento dell’industria. A gennaio 2026 la produzione industriale ha registrato il secondo calo consecutivo su base mensile (-0,6%), dopo la flessione di dicembre (-0,5%). Nonostante questo rallentamento, nella media del trimestre novembre 2025-gennaio 2026 la produzione è comunque cresciuta dello 0,7% rispetto ai tre mesi precedenti.

Il mercato del lavoro continua invece a mostrare segnali di vitalità. A gennaio l’occupazione è aumentata, coinvolgendo tutte le classi d’età ad eccezione dei giovani tra 15 e 24 anni. La crescita ha interessato sia i lavoratori dipendenti sia gli autonomi, anche se l’aumento ha riguardato esclusivamente la componente maschile.

Sul fronte dei prezzi, a febbraio l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) ha registrato un incremento tendenziale dell’1,6%, segnando una accelerazione dell’inflazione. Nonostante questo rialzo, il livello dei prezzi in Italia rimane inferiore alla media dell’area euro, con un differenziale che continua progressivamente a ridursi.

Uno degli elementi più rilevanti riguarda l’evoluzione del mercato del lavoro nel medio periodo. Dopo il brusco arresto del 2020 dovuto alla pandemia di COVID-19, l’occupazione ha registrato una fase di crescita sostenuta, culminata nel 2025 con il superamento della soglia dei 24 milioni di occupati.

Nonostante il recupero, persistono tuttavia alcune fragilità strutturali. Nel periodo 2019-2025 l’Italia continua a registrare tassi di inattività superiori alla media europea, con un divario di genere particolarmente elevato rispetto ai principali Paesi dell’Unione Europea. A queste criticità si aggiungono differenze territoriali e sociali ancora marcate, che rendono il mercato del lavoro italiano meno equilibrato rispetto a quello dei principali partner europei.

Nel complesso, il quadro delineato dall’ISTAT evidenzia un’economia che cresce ma con ritmi contenuti, sostenuta dal mercato del lavoro ma frenata da una dinamica industriale ancora debole e da uno scenario internazionale incerto.


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