La decisione del governo di porre la questione di fiducia sul decreto che autorizza ulteriori forniture di armamenti all’Ucraina segna un passaggio politicamente rilevante nella legislatura. Si tratta infatti di una novità assoluta dall’inizio del mandato, dal momento che l’esecutivo non aveva mai scelto finora di blindare con la fiducia un provvedimento di tale portata in materia di politica estera e difesa. Una scelta che ha immediatamente acceso il confronto in Aula e messo in evidenza tensioni interne alla maggioranza, con particolare riferimento alla posizione della Lega.
A puntare il dito è stato il deputato del gruppo Misto ed ex esponente leghista Edoardo Ziello, intervenuto a nome di Futuro Nazionale, il movimento fondato dal generale Roberto Vannacci. Secondo Ziello, la fiducia rappresenta «una novità perché il governo, dall’inizio del proprio mandato, non ha mai posto la questione di fiducia su un provvedimento di tale portata», rendendo evidente «una certa difficoltà del ministro Matteo Salvini su questo argomento». Il riferimento è alla storica contrarietà espressa dal leader leghista sull’invio di armi a Kiev, più volte ribadita nel dibattito pubblico ma smentita, secondo Ziello, dal comportamento parlamentare del partito.
L’affondo politico è diretto: Salvini sarebbe «schiacciato in una morsa caratterizzata dalle proprie grandi contraddizioni», avendo chiesto ai parlamentari leghisti di votare sistematicamente a favore del decreto. «La coerenza sta a Salvini come la puntualità sta ai treni di Trenitalia», ha ironizzato Ziello, chiamando in causa anche il ruolo istituzionale del vicepremier come ministro delle Infrastrutture.
Nel merito del provvedimento, Ziello ha ribadito la linea del suo gruppo, sostenendo che «bisogna fare prevalere l’approccio diplomatico su quello bellico», citando il tentativo del presidente americano Donald Trump di favorire una soluzione negoziale, ostacolata, a suo dire, da alcuni leader europei. Secondo il deputato, «la Lega ha chiesto questa questione di fiducia» e non potrà sottrarsi alle proprie responsabilità politiche, dal momento che gli ordini del giorno presentati chiedono esplicitamente di interrompere le forniture di armamenti all’Ucraina.
Le tensioni emerse non si sono limitate al perimetro della maggioranza. Dai banchi dell’opposizione, Angelo Bonelli di Alleanza Verdi e Sinistra ha parlato di una vera e propria «deflagrazione di un pezzo di maggioranza», rivolgendosi direttamente al ministro della Difesa Guido Crosetto e sottolineando come «il perimetro della maggioranza si sia ristretto». Per Bonelli, la scelta della fiducia sarebbe legata alla presenza in Parlamento di Vannacci e del gruppo che a lui fa riferimento, trasformando il voto in un test di tenuta politica interna.
Critiche sono arrivate anche dal Partito Democratico, con Federico Fornaro che ha espresso stupore per l’assenza di «una motivazione istituzionale» alla base della fiducia, mentre per il capogruppo del Movimento 5 Stelle, Riccardo Ricciardi, il Parlamento verrebbe utilizzato «per una lotta interna a un partito». Sulla stessa linea gli interventi di Benedetto Della Vedova di Più Europa e di Fabrizio Benzoni di Azione, che hanno contestato l’uso dello strumento fiduciario su un tema così delicato.
A chiudere il dibattito è stato il ministro Crosetto, che ha difeso la scelta del governo respingendo l’idea di una fuga dal confronto parlamentare. «Non considero la fiducia come un modo per scappare dalla discussione degli emendamenti», ha spiegato, sottolineando che «la fiducia obbliga tutti i rappresentanti della maggioranza a dire se continuano ad appoggiare il governo su un tema politico così rilevante». Per Crosetto, la fiducia rappresenta «un atto serio di posizionamento politico di una maggioranza», chiamata a chiarire pubblicamente la propria linea sulla guerra in Ucraina e sul ruolo dell’Italia nello scenario internazionale.
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