La partita per il controllo di Warner Bros. Discovery entra in una fase decisiva e si carica di implicazioni finanziarie e strategiche che vanno ben oltre il settore dei media. Il gruppo guidato da David Zaslav ha ufficialmente invitato i propri azionisti a respingere l’offerta ostile da 77,9 miliardi di dollari presentata da Paramount, giudicandola priva di adeguate garanzie e basata su presupposti finanziari fragili.
In una lettera aperta agli investitori, Warner Bros. Discovery smonta punto per punto la proposta da 30 dollari per azione, sostenendo che l’operazione esponga gli azionisti a rischi elevati, costi potenzialmente rilevanti e a un livello di incertezza non compatibile con la dimensione del gruppo. Al centro delle critiche c’è soprattutto la struttura del finanziamento, che secondo Warner poggia su basi “non sufficientemente dimostrate”, in particolare per quanto riguarda il contributo della famiglia Ellison, veicolato attraverso un trust revocabile, insieme al supporto di RedBird Capital.
Secondo il management di Warner, l’offerta di Paramount non riflette il reale valore industriale e strategico del gruppo, né tiene conto delle prospettive di crescita del business streaming e dei contenuti premium. Una valutazione che viene rafforzata dal confronto con l’accordo alternativo già sul tavolo: l’intesa con Netflix, definita apertamente “superiore”.
L’accordo con Netflix, del valore complessivo di 72 miliardi di dollari tra cash e azioni, riguarda gli studios e la piattaforma HBO Max e viene presentato come una soluzione più solida sia sotto il profilo industriale sia finanziario. Warner sottolinea come Netflix sia un gruppo quotato con una capitalizzazione superiore ai 400 miliardi di dollari, dotato di un bilancio investment grade e di una capacità di esecuzione che riduce drasticamente il rischio per gli azionisti. In un contesto di profonda trasformazione del mercato audiovisivo globale, la solidità patrimoniale e la scala diventano fattori determinanti.
Dal fronte Paramount arriva una risposta prudente ma non rinunciataria. Il gruppo ha chiarito che la proposta non deve essere considerata “finale” e che esiste la possibilità di un rilancio prima della scadenza fissata per l’8 gennaio, eventualmente prorogabile. Tuttavia, il progetto ha già subito un colpo significativo: Affinity Partners, il fondo di Jared Kushner, ha annunciato il proprio ritiro dall’operazione, indebolendo ulteriormente il fronte dei sostenitori finanziari.
I mercati stanno osservando con attenzione l’evoluzione del dossier. Nel pre-mercato, Warner Bros. Discovery registra un calo superiore all’1%, mentre Paramount perde circa il 2,2%. Di segno opposto l’andamento di Netflix, che guadagna circa l’1,6%, segnale che gli investitori sembrano premiare la chiarezza strategica e la solidità dell’operazione alternativa.
La vicenda mette in luce una dinamica sempre più frequente nel capitalismo dei media: le operazioni ostili diventano terreno di scontro non solo industriale ma anche reputazionale, dove credibilità finanziaria, governance e capacità di sostenere investimenti di lungo periodo contano quanto – se non più – del prezzo offerto. Per Warner Bros. Discovery, la sfida non è solo respingere Paramount, ma dimostrare che la strada scelta garantisca valore, stabilità e visione strategica in un settore in rapida concentrazione.
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