Il via libera del Consiglio Europeo alla firma dell’accordo globale di partenariato e libero scambio tra Unione Europea e Mercosur riporta al centro del dibattito uno dei dossier commerciali più complessi e longevi della politica economica europea. Un’intesa attesa da oltre vent’anni che, se da un lato apre scenari di crescita rilevanti, dall’altro solleva interrogativi sulla tenuta di alcuni comparti strategici, in particolare quello agricolo.
Per il sistema produttivo italiano, l’accordo rappresenta un potenziale mercato di oltre 700 milioni di consumatori, con prospettive significative di aumento degli scambi nei settori della manifattura, dell’industria, dei servizi e delle filiere ad alto valore aggiunto. È una finestra che potrebbe rafforzare la presenza delle imprese europee in America Latina e consolidare nuove catene del valore in un contesto globale segnato da tensioni geopolitiche e protezionismi crescenti.
A sottolineare le opportunità, ma anche le condizioni necessarie perché l’intesa si traduca in un vantaggio reale per il Paese, è il presidente di Confapi, Cristian Camisa, che invita a guardare all’accordo con una visione sistemica. Secondo Camisa, l’apertura dei mercati può rappresentare un volano di crescita per le piccole e medie imprese, a patto che non si trasformi in un fattore di squilibrio tra settori diversi dell’economia nazionale.
Il nodo centrale resta quello della reciprocità. L’accesso al mercato europeo da parte dei Paesi Mercosur deve avvenire nel rispetto di standard produttivi, ambientali e sociali equivalenti a quelli richiesti alle imprese europee. In assenza di queste garanzie, il rischio è quello di esporre alcune filiere, in particolare quelle agricole, a una concorrenza difficilmente sostenibile sul piano dei costi e delle regole.
Le preoccupazioni espresse da parte del mondo agricolo italiano ed europeo si concentrano proprio su questo aspetto: competitività, sicurezza alimentare e tutela delle produzioni di qualità. Un’apertura indiscriminata potrebbe penalizzare comparti che rappresentano non solo un asset economico, ma anche culturale e territoriale del Made in Italy.
Per Confapi, la sfida è trovare un equilibrio tra apertura e protezione, crescita e sostenibilità. L’accordo, nella visione dell’associazione, deve includere meccanismi di salvaguardia efficaci, capaci di intervenire qualora l’impatto sulle produzioni europee risulti distorsivo. Solo così l’intesa potrà trasformarsi in una leva di sviluppo condiviso e non in una fonte di nuove fragilità.
In un contesto globale in rapido cambiamento, l’accordo Ue-Mercosur diventa quindi un banco di prova per la capacità dell’Europa e dell’Italia di “volare più alto”, come sottolinea Camisa, superando le logiche di breve periodo e puntando a una strategia industriale e commerciale che rafforzi l’intero sistema economico nazionale.
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