Giorgia Meloni - spoils system
Roma - Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella con l'On. Giorgia MELONI, Presidente del Movimento “Fratelli d’Italia”, oggi 21 ottobre 2022. (Foto di Paolo Giandotti - Ufficio Stampa per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica)

Lo scontro politico-istituzionale tra Fratelli d’Italia e il Quirinale raggiunge un livello inusuale e raramente così esplicito nella storia recente della Repubblica. Al centro della tensione c’è un articolo pubblicato dal quotidiano La Verità, in cui vengono attribuite a Francesco Saverio Garofani, consigliere del presidente Sergio Mattarella, alcune considerazioni politiche su Giorgia Meloni, sul Partito Democratico e sulle prossime scadenze elettorali nazionale. Le frasi, intercettate secondo il quotidiano in un contesto informale, farebbero riferimento a un presunto tentativo di costruire una “lista civica nazionale” in grado di ostacolare l’attuale maggioranza di governo.

Il primo a reagire pubblicamente è stato Galeazzo Bignami, capogruppo di FdI alla Camera, che ha chiesto una smentita formale da parte del consigliere. La richiesta ha immediatamente generato una risposta durissima dal Quirinale, che ha espresso “stupore” per la presa di posizione e ha definito l’intervento di Bignami un modo di dare credito a ricostruzioni “sconfinanti nel ridicolo”. La replica non ha spento la polemica, anzi l’ha trasformata in un caso politico destinato ad avere ricadute nella dialettica istituzionale e nel clima pre-elettorale.

Nel giro di poche ore, la questione ha oscurato dossier cruciali come la legge di Bilancio e la campagna elettorale per le regionali. La Verità, attraverso il direttore Maurizio Belpietro, ha confermato integralmente quanto pubblicato, bollando come “istituzionalmente inopportuna” la nota della Presidenza della Repubblica.

Bignami ha tentato in seguito una parziale correzione, dichiarando di non aver mai voluto coinvolgere direttamente Mattarella, ma ha ribadito la richiesta di chiarimento al consigliere Garofani, insistendo che l’assenza di una smentita sarebbe da interpretare come conferma. La linea è stata sostenuta anche da figure di primo piano del partito come Giovanbattista Fazzolari e Giovanni Donzelli, che hanno rimproverato opposizioni e stampa accusandole di voler silenziare il giornalismo non allineato.

Le reazioni politiche sono arrivate a cascata. Partito Democratico, M5S e Avs hanno immediatamente chiesto alla premier Giorgia Meloni di riferire in Aula. Elly Schlein ha definito Mattarella “una guida sicura”, mentre Giuseppe Conte ha parlato di “polemica costruita per distrarre da dati economici negativi”, citando la certificazione europea sulla crescita zero. Anche esponenti del centro politico, come Matteo Richetti, hanno difeso il perimetro istituzionale ricordando che una delle “regole non scritte della Repubblica” impone al Capo dello Stato la massima distanza dalla contesa politica.

Il centrodestra si mostra invece diviso. Da un lato la Lega ha espresso vicinanza a Belpietro, accusando la sinistra di doppio standard nei confronti della stampa. Dall’altro, Forza Italia ha ribadito “massima fiducia nel ruolo super partes del Capo dello Stato”, con voci come Pierantonio Zanettin e Maurizio Lupi che hanno invitato a riportare il confronto su binari istituzionali.

L’intera vicenda riapre un interrogativo che ciclicamente attraversa la storia politica italiana: fino a che punto il Quirinale può essere coinvolto, anche solo sul piano mediatico, nella dialettica tra governo e opposizioni? E soprattutto: quanto di questa escalation è frutto di una reale frattura istituzionale e quanto invece rappresenta una strategia comunicativa in un clima già dominato dal confronto elettorale?

La risposta, come spesso accade nelle fasi più tese della storia repubblicana, arriverà non solo dal contenuto delle prossime dichiarazioni ufficiali, ma dai silenzi e dai gesti politici dei prossimi giorni.


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