Il Piano Casa del governo non convince i Comuni. In audizione davanti alla Commissione Ambiente della Camera, i rappresentanti dell’Anci hanno espresso forti perplessità sulla dotazione finanziaria del programma, giudicata “insufficiente” e, soprattutto, derivante dalla riduzione di altri fondi europei e nazionali. Un’impostazione che, secondo l’associazione dei sindaci, rischia di compromettere l’efficacia dell’intervento.
Nel dettaglio, l’Anci ha ricordato che il programma straordinario di manutenzione delle case popolari prevede un fondo complessivo di 970 milioni di euro per il periodo 2026‑2030. Per il solo 2026 sono stanziati 116 milioni, che saliranno a 216 milioni nel 2027 e così via fino al 2030. Una cifra che, secondo i Comuni, non è minimamente sufficiente a far fronte all’emergenza abitativa: «Centosedici milioni non bastano a recuperare i famosi 60mila alloggi», hanno sottolineato i rappresentanti dell’associazione, denunciando l’assenza di risorse “stabili e strutturali”.
I numeri illustrati in audizione delineano un quadro critico. In Italia esistono 750mila unità di edilizia residenziale pubblica, oltre il 53% delle quali è di proprietà dei Comuni. Più della metà degli immobili è stata costruita prima del 1980, mentre solo il 2,5% risale al periodo successivo al 2010. A questo si aggiunge un dato particolarmente allarmante: 60mila alloggi risultano oggi inagibili e necessitano di interventi di ristrutturazione, manutenzione straordinaria o messa in sicurezza.
Per l’Anci, il Piano Casa rischia dunque di non incidere realmente sul fabbisogno abitativo se non verrà accompagnato da un impegno finanziario più robusto e continuativo. La richiesta dei Comuni è chiara: servono risorse certe, pluriennali e non sottratte ad altri capitoli strategici, per affrontare una crisi che riguarda migliaia di famiglie e un patrimonio immobiliare pubblico ormai vetusto.
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