Anac

L’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC) ha disposto l’annullamento in autotutela di una procedura di gara indetta dall’Azienda Sanitaria Universitaria Friuli Centrale, evidenziando un vizio sostanziale nella definizione dei requisiti di partecipazione. Con la delibera n. 203, approvata dal Consiglio dell’Autorità il 21 maggio 2025, è stato stabilito che la previsione del possesso di determinate certificazioni di qualità come requisito necessario per l’ammissione alla gara non è conforme al Codice dei Contratti Pubblici.

La gara oggetto del provvedimento riguardava l’affidamento di un servizio strategico e innovativo, ovvero la realizzazione di un sistema integrato di archiviazione, tracciabilità e rintracciabilità di materiali sanitari come vetrini, blocchetti, cassette e macro vetrini, comprensivo della gestione di archivi temporanei e di lungo termine, per un valore complessivo di oltre 5,5 milioni di euro (5.580.897,74 euro).

Secondo la ricostruzione di ANAC, la stazione appaltante ha definito i requisiti di partecipazione sulla base di un’istruttoria incompleta e carente, omettendo una corretta valutazione in rapporto alla normativa di riferimento. In particolare, l’Autorità ha ritenuto che la richiesta obbligatoria di certificazioni di qualità, come condizione per l’ammissione alla gara, si configuri come una clausola escludente non legittima.

Nel testo della delibera si legge che l’obbligo di comprovare il possesso della certificazione richiesto nel capitolato, unitamente alla sua formulazione stringente, comporta inevitabilmente l’esclusione dei concorrenti che ne siano privi. Questo, evidenzia l’Autorità, non può essere considerato un criterio ammissibile, anche se riportato nella lex specialis.

Di conseguenza, la gara dovrà essere bandita nuovamente, riformulando i requisiti di partecipazione in coerenza con il Codice degli Appalti e nel rispetto del principio di massima partecipazione, proporzionalità e trasparenza. Il caso rappresenta un importante richiamo per tutte le stazioni appaltanti pubbliche, chiamate a una rigorosa aderenza alle norme, evitando l’inserimento di criteri potenzialmente discriminatori o non giustificati.


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