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A Bagnoli la partita sull’America’s Cup si gioca ormai su due livelli: quello infrastrutturale e quello politico. Anche questa mattina un gruppo di attivisti della rete “No America’s Cup”, insieme ad alcuni residenti del quartiere, è sceso in strada per bloccare il transito dei camion diretti verso l’area della colmata, dove sono in corso interventi legati alla preparazione dell’evento velico.

La protesta si inserisce in un clima di crescente tensione attorno al progetto che dovrebbe interessare l’ex area industriale di Bagnoli, da anni al centro di complessi programmi di bonifica e rigenerazione urbana. Per i manifestanti, il nodo non è soltanto l’evento sportivo in sé, ma il metodo con cui vengono assunte le decisioni. “Le scelte si prendono dopo l’ascolto dei cittadini e non prima”, è lo slogan rilanciato durante il presidio.

Al centro della contestazione vi è la richiesta di sospendere immediatamente i lavori, considerata dagli attivisti l’unica condizione per aprire un confronto reale nel consiglio monotematico previsto il 3 marzo proprio a Bagnoli. Senza uno stop preventivo ai cantieri, spiegano, qualsiasi momento istituzionale rischierebbe di trasformarsi in una “passerella” priva di effetti concreti.

La mobilitazione riguarda in particolare le opere sulla colmata e i dragaggi, interventi ritenuti dai residenti incompatibili con una visione di recupero ambientale orientata alla fruizione pubblica. Il messaggio della rete è netto: “No alla Coppa” significa, nelle parole degli attivisti, “Sì alla spiaggia pubblica, al bosco, al mare disinquinato e accessibile, alla restituzione del territorio ai suoi abitanti”.

Il conflitto mette in luce una frattura più ampia tra due modelli di sviluppo urbano. Da un lato, l’America’s Cup viene presentata come opportunità di rilancio internazionale, attrazione di investimenti e accelerazione delle opere infrastrutturali. Dall’altro, una parte della cittadinanza teme che l’evento possa comprimere i tempi del confronto pubblico e orientare le trasformazioni del territorio verso logiche emergenziali o temporanee.

Bagnoli rappresenta un caso emblematico nel dibattito italiano sulle grandi manifestazioni sportive come leva di rigenerazione. La storia dell’area, segnata dalla dismissione industriale e da anni di interventi incompiuti, rende particolarmente sensibile ogni scelta che incida sull’assetto costiero e sugli spazi pubblici.

Il consiglio monotematico del 3 marzo si preannuncia quindi come un passaggio politico rilevante. La richiesta di bloccare i lavori prima del confronto istituzionale punta a rimettere al centro il tema della partecipazione e della trasparenza decisionale. In gioco non c’è soltanto l’organizzazione di un evento sportivo, ma la definizione del futuro assetto urbanistico e ambientale di uno dei territori più simbolici della città.