La camorra frena l’economia di Napoli, Caserta e relative province strozzando, in particolare, le piccole e medie imprese. A certificarlo ufficialmente è stato unrapporto ad hoc commissionato dalla Banca d’Italia e presentato dal governatore Ignazio Visco. Nel report dal titolo “Divario Nord- Sud: sviluppo economico e intervento pubblico” si approfondiscono le ragioni della forbice tra le economie delle “due italie” con particolare attenzione sull’incidenza della criminalità organizzata.
La camorra frena la crescita
Un dato, in particolare, riassume i danni economici causati non solo alle imprese, ma a tutto il territorio che registra un tasso di crescita dell’occupazione più basso di 9 punti percentuali rispetto a quello delle province con un più contenuto indice di presenza mafiosa. In termini di valore aggiunto – spiega Bankitalia nel volume – in quel territorio invaso dalla criminalità si produce una crescita inferiore di 15 punti percentuali, corrispondenti a quasi un quinto della crescita media osservata nel periodo”.
La criminalità scoraggia gli imprenditori
Ulteriore dato indicativo della zavorra rappresentata dalla criminalità organizzata è la stima della crescita del Sud Italia in caso di azzeramento delle mafie: 0,5% all’anno. “La criminalità è un ostacolo di primaria rilevanza per il rilancio dell’economia – avverte Visco – impone costi alle imprese e falsa il funzionamento del mercato”.
Condizioni che rendono l’intera area poco attrattiva: sono gli stessi privati che, in un territorio ad alto rischio criminale, tendono a non investire, deviando le aziende verso luoghi maggiormente ‘comodi’. Più episodi di reato, minore sviluppo, scarso interesse dei privati ad investire, lavoro meno remunerato, redditi più bassi che al Nord e il divario è servito.
La situazione in Campania
La Campania, risulta dal report, è al 16esimo posto in Europa tra le regioni con i redditi più bassi. Inoltre, la criminalità incide sullo sviluppo e sui divari territoriali ma anche sulla demografia, invitando alla fuga i giovani, spopolando di fatto i territori, con la perdita del capitale umano.
Maria De Paola ( Inps) ha così commentato i dati Bankitalia: “Mi ha colpito la marginalità del tipo di contratto utilizzato e gli orari di lavoro. Dal 2005 al 2020 il reddito annuo per i lavoratori meridionali è stagnante mentre al Nord ha un andamentodiverso. Questi dati sono il segnale di un malfunzionamento del mercato del lavoro. È cruciale gestire interventi in tal senso”.










