Monaldi operazione bambino mamma

Il bambino di due anni e quattro mesi ricoverato in condizioni gravissime all’ospedale Ospedale Monaldi di Napoli dopo il trapianto di un cuore rivelatosi danneggiato resta, almeno per ora, potenzialmente operabile. “Oggi sarebbe ancora operabile, qualora ci fosse la disponibilità di un organo; domani i medici faranno una nuova valutazione”, ha riferito la madre ai cronisti dopo aver parlato con i sanitari.

La riunione dell’équipe interdisciplinare è ancora in corso e il quadro clinico resta estremamente delicato. La donna, visibilmente provata, continua a ribadire la sua determinazione: “Io non mollo, la speranza non la perdo”. In attesa di indicazioni ufficiali, la famiglia chiede chiarezza e non esclude ulteriori iniziative.

Sul piano sanitario, la questione centrale resta la trapiantabilità del piccolo, già sottoposto lo scorso 23 dicembre a un intervento che non ha avuto l’esito sperato a causa delle condizioni dell’organo impiantato. La valutazione attesa nelle prossime ore sarà decisiva per comprendere se sussistano ancora i margini clinici per un nuovo intervento.

Parallelamente si muove anche il fronte legale. L’avvocato della famiglia, Francesco Petruzzi, ha annunciato che, anche in caso di parere negativo da parte del Monaldi, verrà richiesta una “third opinion” a livello internazionale. “Un bambino di quell’età ha una reazione diversa rispetto a un adulto”, ha spiegato il legale, sottolineando la volontà della madre di proseguire ogni strada possibile. Per questo motivo si attende l’invio completo delle relazioni mediche per poterle sottoporre a valutazioni esterne.

Intanto procede l’inchiesta della Procura della Repubblica di Napoli, aperta per fare luce sul trapianto. Nelle ultime ore è stato ascoltato come persona informata sui fatti il cardiologo responsabile del follow-up post-trapianto, dimessosi il 29 dicembre, sei giorni dopo l’intervento. Le indagini mirano a chiarire eventuali responsabilità nella gestione dell’organo e nelle procedure successive.

La vicenda si colloca all’incrocio tra emergenza clinica e accertamenti giudiziari, mentre la famiglia resta sospesa tra la speranza di una nuova possibilità terapeutica e l’attesa delle decisioni mediche. Le prossime ore saranno cruciali.