Napoli inquinamento

Il 2025 si chiude con un bilancio ambientale preoccupante per la Campania. I dati raccolti dalle centraline dell’Arpac e analizzati da Legambiente fino al 28 dicembre restituiscono l’immagine di una regione in forte affanno sul fronte della qualità dell’aria, con otto città che superano ampiamente il limite massimo di 35 giorni annui di sforamento del PM10, soglia fissata dalla normativa europea per la tutela della salute pubblica.

A guidare la classifica delle città fuorilegge è Acerra, dove la centralina della zona industriale ha registrato 90 giorni di superamento, a cui si aggiungono i 69 giorni rilevati nei pressi della Scuola Caporale. Un dato che equivale, in media, a uno sforamento ogni quattro giorni, configurando un vero e proprio codice rosso ambientale. Seguono San Vitaliano con 82 giorni, Casoria con 70, Napoli con 64 giorni presso la centralina dell’Ospedale Pellegrini – mentre in via Argine se ne contano 45 – e Teverola con 62. Oltre la soglia anche Aversa, San Felice a Cancello e Maddaloni, a conferma di un’emergenza che non è episodica ma strutturale.

Il quadro che emerge non è solo statico, ma mostra una dinamica di peggioramento rispetto al passato. Confrontando i dati del 2025 con quelli del 2023, si registra un incremento significativo dei giorni di sforamento in quasi tutte le città critiche. Casoria segna un +105%, passando da 34 a 70 giorni, mentre Napoli Ospedale Pellegrini cresce dell’83%, da 35 a 64. Incrementi rilevanti si osservano anche a Maddaloni (+75%) e San Felice a Cancello (+73%), mentre la centralina di via Argine a Napoli sale da 29 a 45 giorni. Fa eccezione Volla, che rientra nei limiti con 28 giorni contro i 56 del 2023, dimostrando che invertire la rotta è possibile, ma solo con politiche mirate.

Secondo Legambiente, i superamenti del PM10 rappresentano momenti di picco, influenzati anche dalle condizioni meteorologiche, ma restano un campanello d’allarme fondamentale per le amministrazioni. La loro persistenza indica l’assenza di interventi strutturali capaci di incidere sulle principali fonti emissive: riscaldamento domestico, attività industriali, agricoltura, zootecnia e soprattutto mobilità urbana. Non a caso, l’emergenza “Mal’Aria” si concentra quasi interamente nell’area metropolitana di Napoli e nel Nolano, territori caratterizzati da alta densità abitativa, traffico veicolare intenso e infrastrutture spesso obsolete.

«L’obiettivo di un’aria pulita resta un miraggio», sottolinea Francesca Ferro, direttrice di Legambiente Campania, denunciando i ritardi ingiustificati nell’attuazione di soluzioni già note e praticabili. La transizione ecologica, per essere efficace, richiede misure integrate e trasversali, in grado di agire simultaneamente su più settori, con investimenti pubblici coerenti e una visione di lungo periodo.

In questo contesto ambientale critico si inserisce un’altra emergenza, meno visibile ma altrettanto rilevante dal punto di vista socio-economico: la mobility poverty, ovvero la povertà di accesso alla mobilità. Secondo i dati richiamati da Legambiente, la spesa per i trasporti in Italia incide in media per il 10,8% sul bilancio familiare, ben oltre la soglia di vulnerabilità del 6% indicata dalla Commissione europea. Napoli risulta la città più colpita tra quelle monitorate, con conseguenze dirette sulla qualità della vita e sulle opportunità economiche.

Una quota significativa di cittadini napoletani dichiara di aver rinunciato a opportunità di lavoro (34%), a visite mediche (29%), a spostamenti per relazioni personali (26%) o per studio (19%) a causa delle difficoltà di trasporto. Il dato più allarmante riguarda il 12% di persone in condizione di mobility poverty estrema, prive di mezzi pubblici di prossimità, servizi di sharing e possibilità economiche per acquistare un’auto. A questo si aggiungono coloro che subiscono l’alto costo dei carburanti, l’impossibilità di sostituire veicoli obsoleti o la necessità di percorrere lunghe distanze quotidiane.

La crisi ambientale e quella della mobilità si alimentano a vicenda, disegnando una frattura sociale ed economica che rischia di ampliarsi ulteriormente se non affrontata con decisione. Per Legambiente, la priorità è rinnovare il parco autobus, potenziare il trasporto pubblico locale, investire nei treni per pendolari, nella mobilità elettrica e condivisa e nella riqualificazione energetica degli edifici, riducendo le emissioni da riscaldamento domestico. Senza questi interventi, il costo dell’inazione continuerà a ricadere sulla salute dei cittadini e sulla competitività dei territori.


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