Intelligenza artificiale - Ai act Quadrivio Group

La Campania si conferma tra le regioni più dinamiche nell’adozione dell’Intelligenza Artificiale. Secondo l’analisi di Unioncamere in collaborazione con Dintec, basata su un campione di 20mila imprese monitorate negli ultimi due anni con il SELFI4.0, le aziende campane che già utilizzano soluzioni di IA superano il 20%, contro una media nazionale del 19,5%. Un risultato non scontato fino a pochi anni fa, che dimostra la capacità di una parte rilevante del sistema produttivo regionale di tenere il passo dell’innovazione e, in alcuni casi, di correre più velocemente di altre aree del Paese.

Il dato campano si inserisce in un trend nazionale in forte crescita: tra il 2024 e il 2025 la quota di imprese italiane che dichiara di utilizzare l’IA è passata dal 13,1% al 19,5%, con un balzo di oltre sei punti percentuali. Unioncamere sottolinea che l’utilizzo della tecnologia si sta consolidando, pur con ritmi diversi tra i settori, fortemente influenzati dalla maturità digitale e dalle capacità organizzative delle imprese.

Il segretario generale di Unioncamere, Giuseppe Tripoli, evidenzia che l’IA in Italia è ancora in una fase di prima applicazione: “Le imprese vanno accompagnate, soprattutto le più piccole. Il sistema camerale ha messo a disposizione incentivi economici, voucher, laboratori per sperimentare l’Intelligenza Artificiale e percorsi di formazione. Inoltre, sono state attivate collaborazioni come quella con l’Istituto italiano di intelligenza artificiale (AI4I) per costruire una rete ampia di consulenze specialistiche adeguate”.

I settori campani più avanzati

In Campania, il settore dei servizi si conferma il comparto più avanzato: utilizza l’IA il 25,9% delle imprese, in forte crescita rispetto al 19,1% del 2024. La sorpresa arriva però dal manifatturiero e dalle filiere tradizionali. Su scala nazionale, l’industria ha registrato l’incremento più marcato, passando dal 6,2% del 2024 al 13,6% del 2025, più che raddoppiando l’adozione.

All’interno del manifatturiero, le filiere del Made in Italy – Moda, Automotive, Arredo, Agroalimentare – mostrano un’accelerazione impressionante: se nel 2023 utilizzava l’IA appena il 3% delle imprese, la quota è salita al 6,3% nel 2024 fino a raggiungere l’11% nel 2025, quasi quadruplicando il dato iniziale in tre anni. Cresce anche il commercio, che arriva al 13% (+4,2 punti), e l’agricoltura, che passa dal 5,2% all’8,1%.

IA e maturità digitale: una correlazione evidente

L’integrazione dell’IA premia le imprese già orientate all’innovazione digitale. Le aziende che adottano l’Intelligenza Artificiale hanno una maturità digitale media di 2,81 su una scala da 0 a 4, contro il 2,17 di chi non la utilizza. La correlazione emerge anche nella capacità di gestione delle attività di progettazione, ricerca e sviluppo, dove le imprese più strutturate mostrano una maggiore propensione all’adozione.

Un altro fattore determinante è l’internazionalizzazione: le imprese che esportano presentano un tasso di adozione dell’IA dell’11,9%, contro il 7,1% di quelle attive esclusivamente sul mercato interno. Segno che la competizione globale spinge verso l’innovazione e l’efficientamento dei processi.

Un ecosistema che cresce

Il quadro campano conferma una trasformazione in atto: l’IA non è più un elemento sperimentale, ma una leva strategica per aumentare competitività, efficienza e capacità di innovazione. La crescita delle filiere tradizionali e del Made in Italy dimostra che anche i settori più maturi stanno acquisendo consapevolezza del potenziale dell’Intelligenza Artificiale, mentre servizi e commercio consolidano il loro ruolo di traino.

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