Il risultato delle elezioni regionali in Campania segna una frattura evidente con la legislatura precedente. Il nuovo Consiglio regionale nasce all’insegna di una massiccia rotazione politica, con numerosi consiglieri uscenti rimasti esclusi, nonostante visibilità politica, storicità territoriale e campagne elettorali strutturate. Le urne hanno premiato nuovi candidati, nuove aggregazioni e in alcuni casi nuovi partiti, smentendo qualsiasi automatismo tra mandato in corso e riconferma.
Tra i nomi più significativi che non torneranno in aula spicca Valeria Ciarambino, per anni volto istituzionale del Movimento 5 Stelle e successivamente approdata nel Partito Socialista Italiano dopo una lunga fase di transizione nel gruppo Misto. Il risultato — poco più di 3.400 voti nella circoscrizione Napoli — certifica una cesura irreversibile tra il suo percorso politico e il corpo elettorale che in passato l’aveva premiata, soprattutto nei cicli della protesta antisistema.
La stessa lista socialista registra un quadro complesso: restano fuori Fulvio Frezza (6.690 voti), Luigi Cirillo (4.444 voti), Giuseppe Sommese — pur forte di 9.633 preferenze, superato dall’unico eletto Giovanni Mensorio — delineando una dinamica che premia un singolo profilo più che un progetto collettivo.
Un’altra esclusione simbolica è quella di Maria Muscarà. Da anni contraria alla gestione politica del governo regionale, prima da esponente del Movimento 5 Stelle e poi da indipendente, non supera la soglia di accesso con 1.165 voti nella lista Cirielli Presidente. Per Muscarà si chiude così una lunga stagione istituzionale vissuta sempre all’opposizione.
Nel centrodestra, il responso elettorale non è meno severo. La Lega registra una serie di mancati rientri: Felice Di Maiolo (7.207 voti), Severino Nappi (7.737), Carmela Rescigno (6.265), Gennaro Cinque (3.858) e l’ex rettore dell’Università di Salerno Aurelio Tommasetti restano fuori. Vicinissima alla soglia, ma non riconfermata, anche Antonella Piccerillo, ferma a 9.163 preferenze.
Difficoltà anche per l’area renziana: Maria Luigia Iodice (4.014 voti a Caserta) e Maria Grazia Di Scala (2.232 voti dopo il passaggio a Italia Viva) non ottengono il consenso necessario. Con loro resta escluso anche Tommaso Pellegrino, in passato protagonista politico nel salernitano, nonostante oltre 15.600 voti.
Il quadro conferma una tendenza trasversale: non bastano esperienze, ruoli precedenti o endorsement per rientrare. Lo dimostrano anche le esclusioni nel campo moderato: Franco Cascone di Forza Italia (12.048 voti), gli esponenti della lista A Testa Alta come Diego Venanzoni (10.977), Carmine Mocerino (11.033) e la sorprendente mancata conferma di Vittoria Lettieri, pur forte di 14.323 voti, tra le più votate tra gli esclusi.
Nel perimetro ex-M5S restano fuori anche Vincenzo Ciampi (3.129 voti) e Michele Cammarano. La stagione dell’exploit dei pentastellati in Campania sembra definitivamente chiusa.
Chiude l’elenco Pasquale Di Fenza, consigliere uscente e figura controversa, sostenuto apertamente dalla tiktoker Rita De Crescenzo. Nonostante la forte esposizione social e una campagna non tradizionale, si ferma a 1.208 voti, lontanissimo dal rientro.
Il verdetto finale consegna un messaggio chiaro: il voto regionale campano ha premiato appartenenze consolidate, reti territoriali e candidature percepite come nuove o più radicate, penalizzando gli incumbent e i percorsi politici personali giudicati troppo fluidi o incoerenti. Le nuove geografie politiche della Campania si presentano così profondamente modificate, con effetti destinati a riflettersi tanto negli equilibri istituzionali quanto negli assetti dei partiti.
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