SCIOPERO benzinai benzina accise

Il taglio delle accise sui carburanti, introdotto dal governo Meloni per contenere l’impatto della crisi energetica legata alla guerra in Iran, scadrà il 30 aprile 2026. Dal 1° maggio, salvo proroghe dell’ultima ora, i prezzi di benzina e gasolio torneranno al livello ordinario, con un aumento immediato di 24,4 centesimi al litro.

Secondo le stime degli analisti, la fine dello sconto porterebbe la benzina self a circa 1,98 euro al litro, mentre il diesel potrebbe superare 2,30 euro al litro, diventando potenzialmente il più caro d’Europa. Oggi, infatti, il prezzo medio è di 1,736 €/l per la benzina e 2,062 €/l per il gasolio, valori già superiori alla media UE ma attenuati proprio dal taglio delle accise.

Il confronto europeo mostra un quadro chiaro: con lo sconto in vigore, l’Italia si colloca nella fascia media dei prezzi. La media UE al 20 aprile è di 1,827 €/l per la benzina e 2,007 €/l per il diesel. Senza l’intervento fiscale, il nostro Paese balzerebbe in testa alla classifica, superando persino i Paesi Bassi, dove il gasolio costa 2,29 €/l, e la Francia, ferma a 2,24 €/l.

Il governo rivendica che, dall’inizio della guerra in Iran, l’Italia è stata “il Paese con la crescita più contenuta dei prezzi” tra le principali economie europee. Un risultato che, tuttavia, è dovuto in larga parte proprio al taglio delle accise, misura che solo la Spagna ha replicato in modo simile.

Il nodo politico è ora la sostenibilità economica della proroga. Dal 19 marzo alla fine di aprile, lo sconto è costato quasi un miliardo di euro, una cifra difficile da replicare in un contesto di bilancio già impegnato su altri fronti: dal Piano casa al decreto Primo maggio per il sostegno alle buste paga. Gli esperti ricordano inoltre che il taglio delle accise favorisce in proporzione maggiore le famiglie con redditi più alti, che consumano più carburante.

Sul fronte politico, il vicepremier Matteo Salvini ha dichiarato che “è impensabile un aumento di 20-30 centesimi da un giorno all’altro”, attribuendo però all’Europa la responsabilità dei vincoli che impedirebbero un intervento nazionale più ampio. Una posizione che appare più come un tentativo di spostare il dibattito che come un annuncio concreto, dato che non vi sono conferme sulla disponibilità effettiva delle risorse necessarie.

La decisione dovrà arrivare nei prossimi giorni. Senza proroga, l’Italia rischia di ritrovarsi improvvisamente con i carburanti più cari del continente, con effetti immediati su trasporti, logistica, inflazione e consumi. Con una proroga, invece, il governo dovrebbe trovare coperture significative in un bilancio già sotto pressione.

Il dilemma è aperto: sostenere famiglie e imprese o preservare i conti pubblici. E il tempo per decidere sta per scadere.


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