Stati Uniti e Cina

Negli ultimi due decenni, la Cina ha ridefinito il panorama degli investimenti nei Paesi in via di sviluppo, sfidando il dominio occidentale, storicamente guidato dagli Stati Uniti attraverso banche multilaterali e programmi di riforma strutturale.
Tra il 2005 e il 2023, la Cina ha impegnato circa 400 miliardi di dollari in Africa, tra investimenti diretti esteri (IDE) e contratti di costruzione, con un focus su infrastrutture e risorse naturali, diventando il principale partner commerciale del continente.
Progetti emblematici includono la ferrovia Addis Abeba-Gibuti, costata 4 miliardi di dollari e completata nel 2016, che ha ridotto i tempi di trasporto tra Etiopia e Gibuti, e il porto di Gibuti, che rafforza l’influenza cinese nel Corno d’Africa.
In America Latina, la Cina ha investito oltre 150 miliardi di dollari, con opere come la diga idroelettrica Coca Codo Sinclair in Ecuador, costata 2,8 miliardi di dollari, che copre il 30% del fabbisogno energetico del paese ma ha causato erosione del fiume Coca e lo sfollamento di comunità locali. In Medio Oriente e Asia Centrale, la Belt and Road Initiative (BRI) ha ampliato l’influenza cinese attraverso progetti come il porto di Gwadar in Pakistan, costato 1,6 miliardi di dollari, e i gasdotti in Turkmenistan, rafforzando il controllo su rotte commerciali vitali.

Tuttavia, il modello cinese ha sollevato preoccupazioni sulla sostenibilità del debito. Il caso dello Sri Lanka,è emblematico.
Infatti il porto di Hambantota è stato ceduto a una compagnia cinese per 99 anni nel 2017 a causa di un debito insostenibile di 1,4 miliardi di dollari.

Cosa sono gli IDE

Gli investimenti diretti esteri (IDE) sono capitali investiti da aziende o Stati in asset produttivi all’estero, come fabbriche, infrastrutture o partecipazioni societarie, con un controllo significativo, definito come una quota di almeno il 10%. Per i Paesi in via di sviluppo, gli IDE rappresentano una leva per superare il sottosviluppo, portando risorse finanziarie, tecnologie avanzate e accesso alle catene globali del valore. Un esempio è la ferrovia Mombasa-Nairobi in Kenya, finanziata dalla Cina per 3,2 miliardi di dollari, che ha migliorato la connettività regionale ma ha sollevato dibattiti sul debito. Gli IDE sono anche strumenti di influenza geopolitica, come dimostrato dalla competizione tra Cina e Stati Uniti per il controllo economico nei Paesi in via di sviluppo.

 Il modello cinese: pragmatismo e infrastrutture

La Cina propone un modello alternativo a quello occidentale, basato su infrastrutture tangibili, pragmatismo economico e assenza di condizioni politiche esplicite, a differenza dell’approccio statunitense, che spesso richiede riforme democratiche e lotta alla corruzione. I progetti cinesi, finanziati con prestiti a tassi competitivi, includono strade, ferrovie e porti. In Etiopia, Huawei ha sviluppato reti 5G per oltre 100 milioni di dollari, favorendo la digitalizzazione e progetti di smart cities. Tuttavia, i progetti cinesi sono criticati per scarsa trasparenza e impatti ambientali, come la deforestazione causata dalla diga di Patuca III in Honduras, che ha danneggiato ecosistemi locali. Dal 2021, la Cina ha introdotto linee guida per migliorare gli standard ambientali nei progetti BRI, ma le sfide persistono. I governi locali apprezzano la rapidità esecutiva cinese, ma la dipendenza economica a lungo termine rimane un rischio.

 Cina e USA: un duopolio instabile

La competizione tra Cina e Stati Uniti non è un semplice ricambio di leadership, ma un duopolio complesso. Nel 2023, gli USA hanno investito circa 426 miliardi di dollari in IDE globali, principalmente attraverso multinazionali private, mentre la Cina si affida a imprese statali. Gli Stati Uniti mantengono un vantaggio nel sistema finanziario globale grazie al dollaro, alle istituzioni multilaterali e al soft power basato su cultura, istruzione e innovazione. Tuttavia, le condizionalità degli aiuti USA, come le riforme democratiche, sono spesso percepite come intrusive.
La Cina, invece, investe in Paesi con istituzioni fragili, come il Pakistan o il Venezuela, offrendo finanziamenti senza vincoli ideologici. Ciò può generare instabilità, come in Sudan, dove gli investimenti cinesi in infrastrutture petrolifere hanno alimentato tensioni politiche locali.

 Oltre gli investimenti: istituzioni e influenza globale

La Cina sta costruendo istituzioni finanziarie alternative, come la Asian Infrastructure Investment Bank (AIIB), che ha finanziato progetti per 50 miliardi di dollari dal 2016, e il New Development Bank dei BRICS. L’uso dello yuan sta crescendo, rappresentando il 3% delle transazioni globali nel 2024, ma il dollaro domina con l’88%. La sfida del XXI secolo è per i Paesi in via di sviluppo quella di sfruttare gli investimenti senza perdere autonomia e indipendenza. In un mondo multipolare, dove la competizione si gioca su infrastrutture, ideologie e finanza, l’equilibrio tra benefici economici e sovranità sarà cruciale per evitare dipendenze strutturali e assicurare uno sviluppo sostenibile.

di Alessandro Grande


Leggi le notizie di Piazza Borsa

Per restare sempre aggiornato, segui i nostri canali social FacebookTwitter e LinkedIn