L’approvazione definitiva della legge di Bilancio alla Camera, avvenuta con 216 voti favorevoli, segna per il Partito Democratico non un traguardo di stabilità, ma l’apice di una strategia politica definita “austera e sbagliata”. Nel cuore del dibattito parlamentare, la segretaria Elly Schlein ha delineato una critica analitica che trasforma i numeri della manovra in un manifesto di ingiustizia sociale. Secondo la leader dem, l’incremento del valore della manovra a circa 22 miliardi di euro, pur mantenendo i saldi invariati, non è altro che un’operazione contabile che fallisce nel rispondere alle reali preoccupazioni quotidiane dei cittadini italiani.
Il perno della contestazione di Schlein si fonda su una rilettura dei dati Istat, che certificano una distribuzione dei benefici fiscali profondamente sbilanciata verso l’alto. La segretaria ha evidenziato con forza come l’85% della riduzione delle aliquote vada a vantaggio delle famiglie più abbienti, configurando un sistema in cui il sostegno statale sembra inversamente proporzionale al bisogno. Il paradosso citato in Aula è plastico: mentre chi guadagna 30.000 euro lordi annui vedrà un incremento di soli 30 euro in busta paga, chi dichiara redditi vicini ai 200.000 euro beneficerà di un risparmio di 440 euro. Questa sproporzione non è considerata un errore di calcolo, ma una precisa scelta politica volta ad aiutare chi possiede già maggiori risorse.
L’analisi di Schlein si estende poi al progressivo definanziamento del welfare state, interpretato come un attacco diretto ai pilastri della cittadinanza. La segretaria ha denunciato come la manovra non metta risorse sufficienti nemmeno per garantire i servizi dell’anno precedente, traducendosi di fatto in un taglio lineare alla sanità pubblica. Questa carenza di investimenti, unita ai tagli alla scuola e all’università pubblica, verrebbe utilizzata secondo il PD come un grimaldello per “aprire autostrade al privato”, costringendo i cittadini a rivolgersi al mercato per diritti che dovrebbero essere garantiti dallo Stato.
Infine, il giudizio si fa etico e ideologico sul tema della lotta alla povertà. Schlein ha aspramente criticato il taglio di 100 milioni di euro all’Assegno di inclusione, leggendovi una precisa visione del mondo in cui la povertà viene colpevolizzata come una mancanza individuale piuttosto che affrontata come un grave problema sociale. Tra tagli ai trasporti e riduzioni del sostegno ai più fragili, la segretaria del PD chiude la partita parlamentare promettendo battaglia su una manovra che, a suo dire, consolida la fiducia dei mercati ma tradisce quella delle persone, acuendo le distanze tra le diverse fasce della popolazione.
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