L’accordo commerciale raggiunto tra Unione Europea e Stati Uniti sui dazi al 15% preoccupa gli economisti, soprattutto per le sue ricadute sul Mezzogiorno d’Italia. Secondo le ultime previsioni elaborate dallo Svimez, il nuovo scenario potrebbe determinare una contrazione dell’export meridionale di 705 milioni di euro (-11%), una riduzione del Pil pari a 482 milioni (-0,1%) e una perdita di oltre 8.500 posti di lavoro (-0,12%).
Il quadro emerge da uno studio che analizza gli effetti dell’accordo, considerando anche il coinvolgimento del settore farmaceutico, particolarmente rilevante per l’Italia. Su scala nazionale, l’impatto più grave si avrebbe includendo questo comparto: il Pil si contrarrebbe di 6,296 miliardi di euro (-0,3%), le esportazioni calerebbero di 8,627 miliardi (-14%) e andrebbero perduti 103.892 posti di lavoro (-0,4%).
Escludendo la farmaceutica, le stime diventano meno drammatiche ma comunque preoccupanti: il Pil registrerebbe una flessione di 5,43 miliardi (-0,2%), l’export calerebbe di 7,44 miliardi (-12%) e l’occupazione diminuirebbe di quasi 90 mila unità (-0,34%).
Per il Sud Italia, già caratterizzato da una struttura economica fragile e da un’elevata dipendenza dalle esportazioni verso mercati extraeuropei, queste cifre rappresentano un campanello d’allarme. In particolare, la riduzione delle esportazioni dell’11% rischia di compromettere intere filiere produttive, in settori come la componentistica, l’agroalimentare, la meccanica e la farmaceutica, tutti già penalizzati dalla distanza geografica dai principali centri di decisione economica e logistici del Paese.
Il dato sull’occupazione – una perdita stimata di oltre 8.500 posti di lavoro nel Mezzogiorno – preoccupa ulteriormente in un’area in cui il tasso di disoccupazione è già tra i più alti d’Europa. Le conseguenze sociali di una contrazione dell’export e della produzione potrebbero essere pesanti, soprattutto nei territori dove l’industria rappresenta un presidio occupazionale vitale.
Alla luce di queste prospettive, lo Svimez invita a un’azione tempestiva e mirata da parte del Governo, per attutire l’impatto dei dazi attraverso misure compensative, incentivi alla diversificazione dei mercati e investimenti infrastrutturali che rafforzino la competitività delle imprese meridionali. Un’attenzione particolare va rivolta al supporto delle piccole e medie imprese, maggiormente esposte a shock internazionali e con minore capacità di assorbire contraccolpi commerciali.
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