Istat - produzione, inflazione, fiducia - conti pubblici

L’inflazione torna a correre. Secondo le stime preliminari diffuse dall’Istat, nel mese di maggio 2026 l’indice nazionale dei prezzi al consumo (NIC) registra un aumento del +0,4% su base mensile e del +3,2% su base annua, in accelerazione rispetto al +2,7% di aprile. Un cambio di passo che conferma come le tensioni sui mercati energetici e la ripresa della domanda di servizi stiano incidendo in modo significativo sulla dinamica dei prezzi.

A spingere l’inflazione sono soprattutto gli Energetici non regolamentati, che passano dal +9,6% al +12,6%, e gli Energetici regolamentati, in crescita dal +5,3% al +5,8%. Un contributo rilevante arriva anche dai Servizi relativi ai trasporti, che accelerano fino al +1,8%, e dai Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona, saliti al +3,0%. Si tratta di comparti fortemente esposti alle oscillazioni dei costi energetici e alla stagionalità dei consumi, che in questa fase stanno mostrando una dinamica più vivace.

Parallelamente, l’inflazione di fondo, che esclude energetici e alimentari freschi, sale dall’1,6% all’1,8%, segnalando un progressivo consolidamento delle pressioni interne. Anche l’indice al netto dei soli beni energetici accelera, passando dall’1,9% al 2,1%. È un segnale che indica come la componente strutturale dell’inflazione stia tornando a rafforzarsi, pur restando su livelli più contenuti rispetto ai picchi del biennio precedente.

Il quadro dei beni e dei servizi mostra un’accelerazione omogenea: i prezzi dei beni passano dal +3,1% al +3,5%, mentre quelli dei servizi dal +2,4% al +2,8%. Il differenziale tra i due comparti resta stabile a –0,7 punti percentuali, confermando una dinamica ancora più vivace per i beni, trainati soprattutto dall’energia.

Resta invece stabile il ritmo di crescita dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona, fermi al +2,3%. Il cosiddetto “carrello della spesa” mantiene dunque un andamento moderato, mentre i prodotti ad alta frequenza d’acquisto mostrano un lieve aumento, dal +4,2% al +4,5%. È un dato che riflette una pressione ancora significativa sui consumi quotidiani, pur senza scatti improvvisi.

Su base mensile, la variazione del NIC è determinata principalmente dall’aumento dei prezzi dei servizi ricreativi e culturali (+1,4%), degli alimentari non lavorati (+0,6%) e degli energetici, sia regolamentati sia non regolamentati (+0,5%). In controtendenza i servizi relativi ai trasporti, che registrano un calo dello 0,5%.

L’inflazione acquisita per il 2026 sale al +2,6% per l’indice generale e all’1,6% per la componente di fondo, indicando che anche in caso di stabilizzazione dei prezzi nei prossimi mesi il livello medio annuo resterà elevato. L’indice armonizzato europeo (IPCA) mostra una dinamica analoga: +0,4% su base mensile e +3,3% su base annua.

Il quadro complessivo restituisce l’immagine di un’inflazione che, pur lontana dai livelli emergenziali del passato recente, mostra segnali di riattivazione. Le tensioni energetiche, alimentate anche dall’instabilità geopolitica, continuano a rappresentare il principale fattore di rischio, mentre la componente di fondo suggerisce che la domanda interna sta tornando a esercitare una pressione più stabile sui prezzi. Per famiglie e imprese, il tema del costo della vita resta dunque centrale nel dibattito economico dei prossimi mesi.


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