Francesco Napoli Confapi bilancio manovra

Le Comunità Energetiche Rinnovabili si stanno affermando in Italia come uno degli strumenti più interessanti per accompagnare la transizione energetica e rafforzare l’autonomia dei territori.
I numeri fotografano un fenomeno in crescita: sono 597 le CER registrate in Italia, con 883 impianti, 5.508 utenze coinvolte e una potenza complessiva di circa 67,7 MW.

Il modello consente a cittadini, imprese ed enti pubblici di collaborare nella produzione, nella condivisione e nell’autoconsumo di energia da fonti rinnovabili. Le CER possono quindi generare benefici non soltanto ambientali, ma anche economici e sociali, contribuendo alla resilienza delle comunità e a una maggiore autonomia energetica locale.

La crescita, tuttavia, deve fare i conti con diversi ostacoli. Tra le principali criticità emergono la complessità delle procedure, i tempi necessari per la costituzione e la gestione delle comunità, gli adempimenti burocratici e la necessità di competenze tecniche, amministrative e giuridiche. Fattori che possono scoraggiare soprattutto cittadini e piccole realtà intenzionate ad avviare un progetto.

Anche il tema degli incentivi resta centrale. Per rendere le CER realmente attrattive è necessario garantire maggiore chiarezza nelle regole e tempi più rapidi nell’accesso ai meccanismi di sostegno. La semplificazione rappresenta quindi una delle condizioni fondamentali per trasformare le numerose iniziative presenti sul territorio in progetti energetici strutturati e duraturi.

Il fenomeno presenta inoltre caratteristiche diverse a seconda dei territori. Esistono iniziative promosse dalle pubbliche amministrazioni, progetti nati dall’iniziativa delle imprese locali e percorsi avviati direttamente dai cittadini. Una pluralità di modelli che dimostra come le comunità energetiche possano adattarsi alle esigenze e alle caratteristiche economiche e sociali dei singoli territori.

Particolarmente significativo è il caso del Trentino, dove le CER stanno trovando terreno fertile anche grazie a una consolidata tradizione cooperativa. La partecipazione di cittadini, imprese e istituzioni può infatti favorire la costruzione di modelli di gestione condivisa dell’energia e rafforzare il legame tra sostenibilità e sviluppo locale.

La sfida dei prossimi anni sarà dunque superare gli ostacoli che ancora rallentano la diffusione delle comunità energetiche. Semplificare le procedure, rafforzare l’accompagnamento ai soggetti promotori e rendere più accessibili gli strumenti finanziari significa creare le condizioni perché l’energia rinnovabile possa diventare anche un fattore di sviluppo economico e sociale.

Le Comunità Energetiche Rinnovabili possono così evolvere da semplici strumenti per produrre e condividere energia a vere infrastrutture territoriali, capaci di mettere insieme sostenibilità, partecipazione e crescita locale.

Francesco Napoli, vice presidente Confapi – Consigliere CNEL