La certezza è apprezzata, ma il conto potrebbe essere molto pesante. È questa, in sintesi, la posizione di Confcommercio sul nuovo accordo commerciale tra Stati Uniti e Unione Europea che introduce dazi al 15% su gran parte dei beni europei esportati oltreoceano, accompagnati da impegni su acquisti energetici e investimenti industriali negli USA.
L’intesa, presentata nei giorni scorsi da Donald Trump e Ursula von der Leyen, “è complessa e da valutare con attenzione – avverte Confcommercio – a partire dal chiarimento su quale parte del 15% rappresenti nuovi dazi e quale invece rientri in quelli preesistenti”. Resta però, secondo l’associazione, un dato certo: l’impatto sull’Italia sarà rilevante, in particolare per l’export.
Le prime stime indicano per il 2025 un danno potenziale tra gli 8 e i 10 miliardi di euro, solo per l’export italiano colpito dalle nuove tariffe. Ma non è finita: a questo impatto diretto si aggiunge l’effetto indiretto della svalutazione del dollaro, che potrebbe penalizzare ulteriormente la competitività dei prodotti italiani sui mercati internazionali.
Anche il turismo rischia di subire conseguenze negative. Il calo del potere d’acquisto dei turisti americani, dovuto al dollaro debole e alla riduzione del reddito globale, potrebbe colpire un settore strategico per il Paese: nel 2023, l’incoming turistico ha generato 52 miliardi di euro, una delle principali voci attive della bilancia dei pagamenti nazionale.
Confcommercio invita ora ad agire con determinazione, facendo leva “sulla qualità del Made in Italy” ma anche attraverso misure di sostegno e interventi strutturali. A livello europeo, l’associazione chiede un debito comune per finanziare beni pubblici europei – come sicurezza, energia, intelligenza artificiale e infrastrutture – e una vera Unione del mercato dei capitali. A livello nazionale, le priorità indicate sono la piena attuazione del PNRR, il sostegno agli investimenti e un avanzamento deciso della riforma fiscale.
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