Nel 2024 le esportazioni dei distretti industriali tradizionali del Mezzogiorno hanno raggiunto quota 9,9 miliardi di euro a valori correnti, segnando una crescita dello 0,4% rispetto all’anno precedente, leggermente al di sotto del +0,9% registrato a livello nazionale. I dati emergono dall’analisi periodica condotta dal Research Department di Intesa Sanpaolo, che offre una fotografia articolata e dinamica dell’economia meridionale in un anno segnato da forte incertezza internazionale e rallentamento dei consumi interni.
L’andamento su base trimestrale evidenzia un avvio d’anno negativo (-2,2% nel primo trimestre), seguito da rimbalzi positivi nel secondo e terzo trimestre (+3,6% e +4%) e da una nuova flessione nell’ultimo trimestre (-3,2%), segno di una volatilità ancora marcata nei flussi commerciali.
Parallelamente, i poli tecnologici del Mezzogiorno hanno fatto segnare una crescita significativa dell’8,9%, nonostante un rallentamento nel secondo semestre, culminato in un -9,3% tra ottobre e dicembre. Questo risultato conferma la potenzialità dei comparti ad alta tecnologia, pur all’interno di un ciclo congiunturale debole.
A sostenere l’export del Sud sono stati soprattutto i settori agroalimentare e farmaceutico, che hanno saputo compensare le difficoltà delle filiere legate alla produzione di beni durevoli e semidurevoli, tradizionalmente più esposte ai cicli economici.
Secondo Giuseppe Nargi, Direttore Regionale Campania, Calabria e Sicilia di Intesa Sanpaolo, “i distretti industriali del Mezzogiorno stanno mostrando una tenuta che, pur in un contesto macroeconomico non semplice, rappresenta un segnale importante di vitalità economica. Le imprese del Sud puntano su qualità, specializzazione e capacità di innovare”. La banca, ha aggiunto Nargi, è impegnata a sostenere i piani di crescita e di investimento delle aziende meridionali, con l’obiettivo di migliorarne competitività, transizione ambientale e digitale.
A livello regionale, il quadro è molto variegato. L’Abruzzo guida la classifica con un +8,9%, grazie al dinamismo del comparto agroalimentare, trainato dai Vini del Montepulciano d’Abruzzo (+19,4%) e dalla Pasta di Fara (+8,5%). In controtendenza la Basilicata, che cede il 20,7%, penalizzata dal crollo del Mobile imbottito della Murgia. Campania e Puglia si mantengono stabili, mentre la Sicilia cresce dell’1,1% e la Sardegna flette leggermente (-0,1%), nonostante segnali positivi dal lattiero-caseario sardo (+1,4%).
Nel dettaglio settoriale, spiccano alcune performance particolarmente brillanti: Olio e pasta del barese +24,5%, Ortofrutta di Catania +12,2%, Caffè e confetterie del napoletano +10,7%, mentre continuano a soffrire i distretti delle calzature del Salento e di Casarano, così come alcune aree del mobilio e dell’abbigliamento.
Un caso emblematico è quello della Meccatronica del barese, che registra un -5,1% a causa del crollo delle esportazioni in Germania (-20,7%), evidenziando la dipendenza del settore dall’andamento dell’automotive tedesco. Tuttavia, il distretto sta lavorando per diversificare i mercati e rafforzare la propria competitività in segmenti come automazione industriale e aerospazio.
Il 2024 conferma dunque il Mezzogiorno come un’area con forti potenzialità, ma anche fragilità strutturali, in un contesto globale in trasformazione. I segnali di resilienza e reattività di molte imprese del Sud rappresentano una base solida per rilanciare investimenti e rafforzare l’integrazione nelle catene del valore globali.
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