Nocciole campania

La Campania sta affrontando una delle peggiori crisi degli ultimi anni nel settore della corilicoltura, con una drastica riduzione della produzione di nocciole che supera in alcune aree il 50% rispetto alla media stagionale. Il crollo quantitativo, accompagnato da un peggioramento della qualità, rischia di compromettere l’intera filiera, con conseguenze economiche significative per centinaia di aziende agricole.

Secondo quanto riportato da AOA (Associazione Ortofrutticoltori Associati) e Confagricoltura Campania, le cause del disastro agricolo sono molteplici. Un inverno anomalo con temperature troppo miti ha ridotto il numero di ore di freddo necessarie alla corretta fioritura, mentre una siccità prolungata e le ondate di calore estremo registrate tra maggio e giugno hanno aggravato la situazione. A questo si aggiunge la diffusione incontrollata della cimice asiatica, accompagnata da malattie fungine, batteriche e virali, che hanno colpito duramente le coltivazioni.

“Il cambiamento climatico sta mostrando i suoi effetti più drammatici”, dichiara la direzione di AOA, sottolineando come la Campania, storicamente leader in Europa per la produzione di nocciole, abbia ormai perso il primato quantitativo, mantenendo soltanto quello qualitativo. Un primato sempre più difficile da difendere.

Le aziende agricole della regione, spesso di piccole dimensioni e operanti in aree collinari fragili dal punto di vista idrogeologico, rappresentano non solo una risorsa economica, ma anche un presidio ambientale. Secondo Fabrizio Marzano, presidente di Confagricoltura Campania, si tratta di realtà imprenditoriali che coltivano nocciole di pregio nel pieno rispetto delle normative ambientali europee, contribuendo alla tutela dei suoli e alla biodiversità locale.

Il rischio, però, è anche di perdere competitività internazionale. L’Italia, che era il secondo produttore mondiale di nocciole dopo la Turchia, è stata superata dal Cile, dove sono state impiantate su vasta scala proprio le varietà tipiche campane come la Mortarella e la Tonda di Giffoni IGP, sfruttando condizioni climatiche più favorevoli e tecniche agronomiche all’avanguardia.

AOA e Confagricoltura Campania chiedono ora un’azione immediata. Le richieste sono chiare: attivare la procedura per il riconoscimento della calamità naturale, istituire un tavolo tecnico regionale con tutte le rappresentanze della filiera per avviare una strategia di lungo periodo e rafforzare il sostegno alla ricerca e all’innovazione agronomica. A tal proposito, AOA ha già promosso un viaggio studio in Cile e organizzerà a Napoli, tra il 25 e il 31 agosto, un evento internazionale dedicato alla ricerca sulla frutta a guscio nell’ambito del Simposio ISHS, coinvolgendo università e centri di ricerca italiani e stranieri.

“Non vogliamo regole complicate”, concludono le associazioni, “ma strumenti operativi concreti per garantire reddito e continuità produttiva alle aziende agricole. È in gioco il futuro di una delle eccellenze agroalimentari più importanti del Mezzogiorno”.


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