Nel pieno di una fase economica globale segnata da instabilità geopolitica e tensioni sui mercati energetici, l’audizione di Confapi al Senato sui decreti Fiscale e Accise 2 rappresenta un passaggio chiave nel confronto tra istituzioni e sistema produttivo. Il vicepresidente Francesco Napoli ha delineato un quadro complesso in cui le piccole e medie imprese industriali emergono come l’anello più fragile, esposte in modo diretto agli shock esterni e ai rincari dell’energia.

Il contesto internazionale, caratterizzato da volatilità e incertezza, rende il costo energetico una variabile strategica per la sopravvivenza e la competitività delle imprese. In questo scenario, Confapi sottolinea la necessità di accelerare su politiche che favoriscano l’efficienza energetica e l’autoproduzione da fonti rinnovabili, evidenziando anche il ruolo potenziale di un mix energetico più diversificato, che includa contributi come quello della biomassa legnosa. Un nodo cruciale resta però lo sblocco degli impianti rinnovabili fermi a livello locale, che rappresentano una risorsa immediatamente disponibile ma ancora inutilizzata.

Sul piano delle misure fiscali, l’associazione riconosce i passi avanti compiuti dal Governo. In particolare, il rafforzamento del credito d’imposta previsto dal decreto Accise 2, con l’incremento del plafond da 537 milioni a oltre 1,3 miliardi e una copertura che arriva all’89,77%, viene considerato un segnale importante. La garanzia delle risorse per investimenti già effettuati rappresenta un elemento centrale per consolidare la fiducia delle imprese, soprattutto in un momento in cui la prevedibilità delle politiche economiche è fondamentale.

Tuttavia, permangono alcune criticità. La quota residua del beneficio, pari al 10,33%, resta esclusa dal credito d’imposta, generando un disallineamento rispetto alle aspettative delle imprese. Confapi propone quindi soluzioni alternative, tra cui il recupero tramite strumenti fiscali come l’iperammortamento nel triennio 2026-2028 o l’introduzione di meccanismi di compensazione più flessibili. In parallelo, viene suggerito il ricorso a strumenti finanziari dedicati, come il Fondo Centrale di Garanzia per le PMI, per coprire il gap e sostenere la liquidità aziendale.

Un altro fronte rilevante riguarda il comparto dei trasporti, dove l’associazione segnala criticità legate al meccanismo del fuel surcharge. La proposta è quella di ricalcolare tale componente al netto di accise e IVA, al fine di rendere più equo e trasparente il sistema di adeguamento dei costi. Allo stesso tempo, viene evidenziata la necessità di intervenire sui tempi dei rimborsi IVA, proponendo un canale prioritario e accelerato per lo sblocco dei crediti, così da migliorare la gestione finanziaria delle imprese.

Sul versante delle misure emergenziali, Confapi valuta positivamente la proroga del taglio delle accise sui carburanti, pari a 20 centesimi al litro, e l’estensione al combustibile HVO. Tuttavia, viene ribadita l’importanza di mantenere un monitoraggio costante dei prezzi energetici e di essere pronti a introdurre ulteriori interventi in caso di nuove tensioni.

Il messaggio che emerge dall’audizione è chiaro: il sistema produttivo italiano si trova di fronte a una sfida cruciale, in cui energia, fiscalità e accesso al credito diventano leve decisive per garantire resilienza e capacità di investimento. Il rischio evocato di un possibile “lockdown energetico” non è solo una provocazione, ma una prospettiva concreta che impone un’azione coordinata e tempestiva da parte delle istituzioni.

In questo contesto, la capacità del Governo di consolidare le misure esistenti e di introdurre nuovi strumenti mirati sarà determinante per evitare un rallentamento strutturale dell’economia e per sostenere il tessuto delle PMI, che rappresenta il cuore dell’industria italiana.


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