Francesco Napoli confapi

Il Consiglio dei Ministri n. 141 ha approvato in via preliminare lo schema di decreto legislativo recante disposizioni integrative e correttive al D.Lgs. 190/2024, che disciplina i regimi amministrativi per la produzione di energia da fonti rinnovabili.

Il provvedimento, che si inserisce nel quadro di attuazione della legge 118/2022 (art. 26, commi 4 e 5), rappresenta un tassello mancante per realizzare l’obiettivo di rendere più coerente, efficiente e uniforme il sistema nazionale.

Dal decreto emerge la volontà di lavorare su aspetti centrali al fine di snellire le procedure per l’installazione e la gestione di impianti a fonti rinnovabili, oggi ostaggio di una burocrazia spesso ridondante e disomogenea sul territorio nazionale. Mira altresì a rafforzare il coordinamento inter-istituzionale, superando frammentazioni e rallentamenti tra enti locali, autorità ambientali e soggetti nazionali e, nello stesso tempo, a superare le criticità operative emerse nell’applicazione del D.Lgs. 190/2024, con l’obiettivo di assicurare una normativa più chiara, stabile e applicabile.

La proposta è il risultato di un lavoro sinergico tra più ministeri: Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ministero per la Pubblica Amministrazione, Ministero per le Riforme Istituzionali e la Semplificazione Normativa e Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica.


La pressione sulle PMI

La transizione energetica sta creando una forte pressione sulle PMI, dovuta soprattutto a tempi lunghi, regole incerte e carico amministrativo sproporzionato. Nonostante negli ultimi anni si registri una crescente attenzione verso queste problematiche, con un impegno governativo volto a migliorare il quadro normativo, persistono rilevanti criticità sul piano operativo.

In particolare, le piccole e medie imprese denunciano l’impatto negativo causato dai ritardi burocratici, che da tempo rappresentano un ostacolo concreto allo sviluppo.

Interessante è stata l’analisi proposta da Francesco Napoli, che ha sottolineato come il problema si concentri soprattutto a livello locale, dove le maglie della burocrazia si fanno più strette e i ritardi si accumulano, penalizzando in modo particolare le PMI.

Sono proprio queste realtà, che costituiscono l’ossatura del sistema produttivo italiano, a soffrire maggiormente tempi d’attesa che spesso si misurano in mesi, se non in anni.

L’appello di Napoli alle istituzioni è chiaro: “Questo è un passo importante, ma resta ancora molto da fare per snellire davvero la pubblica amministrazione. I ritardi burocratici pesano in maniera sproporzionata sul tessuto produttivo italiano, e il prezzo più alto lo pagano le piccole e medie imprese, che non possono permettersi di aspettare mesi per un’autorizzazione o per accedere agli incentivi. Serve un cambio di passo concreto, soprattutto sui territori.”


Il ruolo delle PMI

Le PMI rappresentano oltre il 90% del tessuto imprenditoriale nazionale e sono fondamentali per promuovere la diffusione di impianti locali come il fotovoltaico, le comunità energetiche e gli interventi volti a migliorare l’efficienza energetica nei settori produttivi, dall’artigianato all’agricoltura e all’industria.

Molto spesso, però, queste realtà si trovano a fronteggiare tempi autorizzativi non uniformi tra le regioni, carichi documentali sproporzionati rispetto all’entità degli impianti, comunicazioni frammentarie tra enti locali, Soprintendenze, gestori di rete e uffici regionali, oltre a tempi di risposta incerti e non vincolanti, che scoraggiano l’investimento e rallentano la messa in esercizio.


Le misure di semplificazione

La semplificazione resta la leva per la transizione energetica. Il decreto correttivo intende rispondere almeno in parte a queste criticità, introducendo modelli standardizzati di istanza, tempi certi per il rilascio delle autorizzazioni, riduzione dei livelli di controllo per gli impianti di piccola scala e maggiore trasparenza nei procedimenti.


La sfida della concretezza

Tuttavia, la vera sfida sarà tradurre queste disposizioni in risultati concreti, misurabili sul campo e fruibili dalle piccole e medie imprese. Inoltre, è auspicabile un canale aperto e costante tra l’attuazione delle norme e gli strumenti di verifica e dialogo tra Stato, Regioni ed enti locali, per evitare che le riforme restino solo realizzabili sulla carta.


Di Domenico Bongiorno


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