Acciaio a caldo Ex Ilva di Taranto

La Corte d’Appello di Milano ha confermato il blocco dell’area a caldo dell’ex Ilva di Taranto, respingendo l’istanza di sospensiva presentata dopo il provvedimento emesso a luglio. La decisione dovrà essere operativa entro il 28 ottobre 2026 e segna un passaggio cruciale nel complesso equilibrio tra produzione industriale e tutela della salute pubblica.

Nel provvedimento, i giudici sottolineano che il “bilanciamento tra i contrapposti interessi costituzionali” non può che orientarsi verso la protezione della salute dei cittadini. In particolare, la Corte afferma che, nel conflitto tra il diritto all’esercizio dell’attività d’impresa e quello alla salute e al rispetto dei limiti di tollerabilità delle immissioni, “non può che prevalere quest’ultimo”.

La decisione arriva in un momento delicato per il futuro dell’acciaieria tarantina, già al centro di tensioni politiche, industriali e sociali. Il blocco dell’area a caldo rappresenta un intervento drastico, ma ritenuto necessario dai giudici per garantire la sicurezza ambientale e sanitaria in un territorio segnato da anni di criticità.

La pronuncia della Corte d’Appello conferma dunque una linea rigorosa: la tutela della salute non è negoziabile e costituisce un limite invalicabile anche per attività produttive strategiche. Una posizione che riapre il dibattito nazionale sul futuro dell’ex Ilva, sulle responsabilità istituzionali e sulle soluzioni industriali alternative che possano conciliare lavoro, ambiente e diritti fondamentali.

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