Webuild

Webuild lancia un segnale forte al Governo: i ritardi nei pagamenti da parte di RFI – Rete Ferroviaria Italiana stanno generando un “grave squilibrio economico‑finanziario”. In una lettera inviata a Palazzo Chigi, al Mef e al Ministero dei Trasporti, il gruppo denuncia circa 800 milioni di euro di crediti scaduti e non pagati, una cifra che pesa in modo significativo sulla liquidità dell’azienda impegnata nelle principali opere infrastrutturali del Paese.

La società precisa che lo Stato ha ripreso a pagare e che, al momento, le guidance per il 2026 restano confermate. Ma il quadro complessivo è tutt’altro che rassicurante. I contratti in esecuzione sono infatti gravati da riserve per 22 miliardi di euro, di cui 13 miliardi già sostenuti per lavorazioni eseguite, personale retribuito, fornitori e subappaltatori pagati. Applicando l’indice medio di riconoscimento dei Collegi arbitrali – pari al 29% del petitum – Webuild stima un esito del contenzioso compreso tra 6 e 7 miliardi.

A questa cifra si aggiungono le risorse necessarie per completare le opere in corso: 10 miliardi per interventi già avviati, 3 miliardi per Terzo Valico e Nodo di Genova, 3 miliardi per Circonvallazione di Trento e Palermo‑Catania, 3 miliardi per adeguamenti contrattuali e 3 miliardi per il quadruplicamento Verona‑Vicenza‑Padova. Il totale arriva a 17 miliardi.

Webuild parla anche di un fabbisogno di cassa immediato di 1,8 miliardi, necessario per garantire le misure di prima applicazione e mantenere la continuità dei cantieri strategici. Un allarme che tocca direttamente la tenuta del sistema infrastrutturale italiano, in un momento in cui il Paese punta a completare opere cruciali per mobilità, logistica e competitività.

Il messaggio è chiaro: senza un intervento rapido, il rischio è quello di rallentamenti, tensioni finanziarie e impatti sulla filiera delle costruzioni. Il Governo è ora chiamato a valutare le richieste del gruppo e a garantire stabilità nei flussi di pagamento, condizione essenziale per evitare che la macchina delle grandi opere si inceppi.

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