Il 2025 segna un punto di svolta per Fincantieri, che archivia l’esercizio con risultati record su tutti i principali indicatori economico-finanziari. Il gruppo cantieristico italiano registra infatti il miglior utile netto della sua storia, pari a 117 milioni di euro, in forte crescita rispetto ai 27 milioni del 2024. Ancora più significativo il dato rettificato, che raggiunge 143 milioni, confermando un deciso rafforzamento della redditività operativa.
La crescita si estende anche ai ricavi, che salgono a 9,19 miliardi di euro (+13,1%), sostenuti da una domanda robusta e da una solida esecuzione industriale. Ancora più marcato il miglioramento dell’Ebitda, che si attesta a 681 milioni (+33,9%), con un margine che passa dal 6,3% al 7,4%, segnale di una maggiore efficienza e capacità di generare valore.
Sul piano finanziario, il gruppo evidenzia progressi anche nella gestione del debito, con una posizione finanziaria netta negativa in miglioramento a 1,31 miliardi di euro, mentre la leva continua a ridursi grazie alla crescita della redditività.
Ma è sul fronte commerciale che emergono i segnali più rilevanti: gli ordini acquisiti nel 2025 raggiungono i 20,3 miliardi di euro, in aumento del 32,4%, mentre il backlog complessivo tocca quota 63,2 miliardi, pari a circa sette volte i ricavi annuali. Un dato che garantisce visibilità produttiva fino al 2037, con un portafoglio di 97 navi in costruzione e 24 unità consegnate nel corso dell’anno.
Secondo l’amministratore delegato Pierroberto Folgiero, i risultati ottenuti dimostrano la solidità del modello industriale: “crescita a doppia cifra di ricavi ed Ebitda, miglior utile della storia e riduzione della leva finanziaria” rappresentano, ha sottolineato, la prova della capacità del gruppo di operare con successo anche in un contesto globale complesso.
Guardando al futuro, il gruppo prevede per il 2026 ulteriore crescita, con ricavi stimati tra 9,2 e 9,3 miliardi, un Ebitda attorno ai 700 milioni e un margine vicino al 7,5%, oltre a un utile netto in aumento e a un ulteriore miglioramento dell’indebitamento.
La strategia industriale punta su direttrici ben definite. Da un lato, il rafforzamento nel settore della difesa, con il raddoppio della capacità produttiva dei cantieri italiani per intercettare la crescente domanda legata alla sicurezza marittima e alla sovranità industriale. Dall’altro, un’accelerazione significativa nel comparto underwater, considerato sempre più strategico per la protezione delle infrastrutture critiche e per le applicazioni offshore avanzate.
Il nuovo piano industriale 2026–2030 mira infatti a integrare in modo più profondo le dimensioni digitale, marittima e subacquea, valorizzando i macro-trend globali e rafforzando il posizionamento del gruppo nella cosiddetta blue economy.
Sul fronte delle operazioni straordinarie, il management conferma un approccio selettivo alle fusioni e acquisizioni, con l’obiettivo di accelerare l’espansione tecnologica, in particolare nel segmento subacqueo, senza stravolgere la struttura del gruppo.
Nonostante le tensioni geopolitiche, in particolare in Medio Oriente, il mercato continua a mostrare segnali di dinamismo: la domanda da parte degli armatori resta elevata, con un forte interesse ad assicurarsi capacità produttiva futura, a conferma di una prospettiva di crescita di lungo periodo.
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